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SCUOLA/ Fioroni: Tfa, non basta un appello per salvare la "cultura"

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Giuseppe Fioroni (Infophoto)  Giuseppe Fioroni (Infophoto)

Una lettera, sottoscritta da 27 illustri esponenti della cultura umanistica, e inviata al capo dello Stato Giorgio Napolitano, attacca i test preselettivi di ammissione al Tirocinio formativo attivo (Tfa). Luciano Canfora, tra i firmatari, parla di “quiz degradanti, buoni per cretini”. La lettera-appello è stata diffusa ieri dall’agenzia Adnkronos e vuole difendere “modalità di valutazione davvero consone alla professione di insegnante” dal caos che si è prodotto in sede di preselezione, dove i candidati hanno dovuto affrontare 60 domande a risposta mutlipla finite quasi subito sotto accusa a motivo del loro essere astruse, nozionistiche, equivoche nella formulazione e nelle soluzioni. Com’è noto, il Miur ha cercato di correre ai ripari insediando una commissione che ha depurato i test delle domande sbagliate e assegnato nuovi punteggi (e in alcuni casi incrementando, e di molto, il numero degli ammessi). Ma il problema non sta tanto nei quiz errati, dicono i firmatari, bensì nel tipo di metodo proposto per la selezione dei candidati, che dimostrerebbe “un generale depauperamento della nozione di cultura”.

“Credo che il tema posto sia estremamente rilevante” dice a IlSussidiario.net l’on. Giuseppe Fioroni, Pd, ex ministro dell’Istruzione ai tempi del governo Prodi, “non è solo una dotta disquisizione umanistica, e per questo va affrontato alla radice”. Con una precisazione: “La procedura attuale è avviata e deve andare avanti. Ma...”.

“Ma”, onorevole Fioroni?

Auspico che il Miur faccia un’indagine amministrativa su quel che è accaduto nella commissione di esperti che ha prodotto una percentuale statistica di errori tali che avrebbe negato a chiunque non solo il titolo di “esperto”, ma l’essere docente nella scuola italiana. Detto questo, siamo in una fase ormai avviata, quella del Tfa transitorio, che va conclusa senza indugio.

Lei sottoscrive le osservazioni di Canfora?

Le condivido nel senso che ritengo, da sempre, che i quiz non vadano molto d’accordo con il merito. Anzi, mi ritengo un loro nemico, visto che ho fatto una legge per le facoltà a numero chiuso che obbliga a tener conto del voto di diploma e a far sì che i test siano basati sui programmi fatti dai ragazzi nelle scuole medie superiori per l’area incidente sull’università. Questo non per consentire a chi prendeva 100 e lode di entrare di sicuro, ma per consentire a chi aveva quel voto di non essere escluso semplicemente perché non aveva la raccomandazione in tasca.

Da quest’anno partono le lauree magistrali a numero chiuso.

Appunto. L’appello è un sasso nello stagno utile. Quello che va fatto però è articolare una proposta organica che va messa in cantiere adesso.

La sua qual è?



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COMMENTI
17/08/2012 - Contraddizioni, disinformazione e pressapochismo (Chiara Esse)

"Ma l’anomalia da risolvere sta nel fatto che coloro che prendono la laurea triennale e superano lo stop del numero chiuso alla magistrale, debbono poi sostenere al termine del quinto anno un ulteriore esame per essere ammessi al tirocinio. Occorrono sette anni per fare il docente". L'ex ministro ed io non soltanto viviamo in due paesi diversi, ma disponiamo anche di due differenti versioni del DM 249: nella mia, la riforma a regime prevede un percorso 3 + 2 + 1 = 6, con un solo esame per rientrare nel numero chiuso posto prima del biennio; non so dove Fioroni abbia preso la sua, ma è spuria... "il problema è che questi 100 non hanno alcuna certezza di poter entrare nelle facoltà a numero chiuso." Per fortuna non hanno alcuna certezza: si chiama equità! Nessuna a garanzia a nessuno e pari opportunità per tutti, trasmettendo il messaggio che impegnandosi, davvero, ce la si può fare. Ci sono scuole e università che devono interrogarsi, invece di pretendere che gli accessi ai corsi si conformino al loro stile valutativo, che si ricalibrerà soltanto se sollecitato da un adeguato sistema di incentivi/disincentivi. "Anzi, mi ritengo...la raccomandazione in tasca": passaggio fondato su presupposti fallaci e intrinsecamente contradditorio: Fioroni non supererebbe un test di logica elementare. Come il test, per carità discutibile nelle sue concretizzazioni, purché si faccia salvo il principio della selezione equa e meritocratica, agevoli la raccomandazione, non è dato sapere.

 
17/08/2012 - Umanisti italiani 2 (Chiara Esse)

DOPO la mancata copertura dei posti disponibili (in qualche caso non è stato ammesso nessuno) l'universo accademico UMANISTICO (in particolare la fetta legata alle sedi dove si sono registrati i risultati peggiori) si è ridestato dal torpore e ha lasciato scivolare fuori dalla turris eburnea il proprio manifesto. Constatato l'indegno pasticcio ministeriale e ribadita la deplorazione, non si può comunque non interrogarsi: non sarà che questi umanisti si sono risolti ad esprimersi quando hanno cominciato a sentire minacciato il proprio particulare o forse addirittura il proprio status? Gli 'intellettuali' dove sono stati fino ad oggi? Quale è stato il loro contributo intellettuale concreto e in chiave pragmatica all'atteso ripristino del canale abilitante? Dove si possono leggere i loro contributi, i loro suggerimenti, le loro raccomandazioni, redatti prima della débâcle, sulla concezione e l'impostazione della prova preselettiva?

 
17/08/2012 - Umanisti italiani 1 (Chiara Esse)

Il test a risposte multiple era previsto anche per accedere alle Ssis. Anche allora c'erano quesiti demenziali e ipernozionistici, e c'erano pure gli errori. Che cosa è cambiato allora con il Tfa? Il test è finalmente nazionale (maggiore equità e possibilità di controllo; il dibattito - comprese le polemiche, pretestuose o fondate - è espressione di democrazia) e per fortuna è stata introdotta una soglia, che si applica su scala nazionale (o si è idonei o non lo si è: l'idoneità non può essere relativa ad una sede o ad una tornata). Il test può essere elaborato bene o male; il rodaggio di quello della prima edizione del Tfa è stato pessimo. Canfora oggi si interroga sulla Stampa circa l'opportunità di sostituire la prova preselettiva con altre prove, come una composizione di italiano, una traduzione dal greco o dal latino. All'illustre accademico deve essere sfuggito che tali prove, indubbiamente più raffinate (ma anche più discrezionali; non è azzardato supporre che, se le avessero adottate, le uni non avrebbero lasciato posti vuoti, e neppure avrebbero escluso "i propri": l'università italiana condensa ed esalta i peggiori vizi italici), sono previste DOPO quella preselettiva. Oltre a sparare bordate il professore dovrebbe spiegarci come adottare CONCRETAMENTE tali tipologie gestendo l'enorme numero dei candidati: nel mondo reale occorre essere pragmatici, SE si vogliono risolvere i problemi.

 
17/08/2012 - Ipocrisia: non facciamo finta di essere norvegesi (Chiara Esse)

Le urtanti parole di Fioroni grondano ipocrisia (forse non viviamo nello stesso paese). Il voto di diploma non rispecchia affatto il grado di preparazione del candidato, ma è emblematico dell'eterogenità dell'Italia, sviluppata in senso latitudinale ma non soltanto (i criteri sono eterogenei persino a livello rionale e di istituto). Se esaltare, cristallizzare e consacrare le storture e continuare ad incentivare il lassismo e a penalizzare i virtuosi è il suo antidodo alla raccomandazione, beh... Fioroni "non capisce come può uno studente ricevere una preparazione specialistica all’insegnamento - ed essersi magari laureato con lode - ed esser poi ritenuto inidoneo al tirocinio". A parte la pseudoargomentazione capziosa (nei corsi tradizionali - gli unici oggi esistenti - non si riceve una preparazione specialistica all'insegnamento), nessun aspirante (compresi quelli laureati con lode, che non sono tutti comparabili: bisogna farsene una ragione) ad alcuna professione (non soltanto l'insegnamento) è ipso facto idoneo: occorre superare una selezione, concetto da metabolizzare nell'italietta delle sanatorie. Il brutto e depolorevole pasticcio ministeriale riguardo al Tfa sta aprendo una breccia ad un gattopardismo per il quale nella decadente Italia odierna non c'è più spazio. Le prove, che sono necessarie, bisogna saperle preparare. Concentriamoci su questo. Quelli che possono contare solo sulle proprie personali risorse non dovranno guardarsi anche da Fioroni, vero?