BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ecco le alleanze trasversali che fanno male ai docenti

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

È facile tagliare. Il difficile è, come si suol dire, “razionalizzare la spesa” pensando alle vie d’uscita, cioè alla mitizzata “crescita”. E non c’è crescita, nel mondo globalizzato, senza un occhio di riguardo a ciò che può dare “valore aggiunto”. L’eccellenza infatti non si crea con un battito d’ali. Non si crea per decreto, come per decreto non si creano posti di lavoro.

Se, poi, è evidente che è solo con l’innovazione e la cura della creatività che si possono cambiare le condizioni di una crisi che, tra di noi, sta assumendo contorni depressivi, resta la domande chiave: quali iniziative assumere per la svolta, per ridare cioè fiducia e speranza in particolare alle giovani generazioni. Le più penalizzate.

Avendo di recente partecipato ad un dibattito sul concetto di “servizio pubblico” in Veneto, ho visto che sono (non solo) tra i veneti ben presenti alcuni pregiudizi, in realtà mancate informazioni.

Di contro all’opinione dominante, non è corretto, in poche parole, credere che basti tagliare un po’ di pubblica amministrazione, compresi trasferimenti al mondo della scuola, dell’università e della ricerca, se non ci si ferma ad analizzare i profili di qualità dei diversi “servizi pubblici”. Troppo facile, troppo comodo.

Mentre la questione vera, al di là della giusta (finalmente) comparazione tra lavoro pubblico e lavoro privato, resta un’etica della responsabilità che sappia guidare, non solo all’inizio ma, più ancora, durante la carriera, la scelta e selezione dei docenti (università e scuola). Il che non esclude, anzi, che non vi siano persone in gamba a scuola e nelle aule universitarie. Mentre, invece, continua anche in Veneto a dominare una sorta di accordo sottobanco tra istituzioni e rappresentanze sindacali, quello che sino ad ora ha impedito la valutazione in itinere del “servizio pubblico”, creando malumore nei confronti dei privilegi degli statali. Con giudizi ingiusti per i tanti che fanno bene il proprio lavoro. Garanzia, dunque, sino ad ora del posto di lavoro, in cambio di stipendi mediocri e bassa produttività. 

Se, cioè, sino ad oggi si è privilegiata la sola selezione in ingresso degli statali, con code lunghissime ai concorsi, quando mai, in concreto, si è proceduto alla valutazione qualitativa in itinere? Con profili di rendicontazione sociale del proprio operato. Si è privilegiato, cioè, il diritto non al lavoro, ma al posto di lavoro.

Avendo seguito, ad esempio, da due decenni i tentativi di riforma del reclutamento universitario e dei docenti di scuola, ho maturato la convinzione che, non solo in Veneto, siamo ancora al di là di un vero percorso riformatore, secondo merito. Quel percorso che dovrebbe portare i giovani di talento a scegliere la docenza come prima opportunità di vita prima che di lavoro, senza dover andare all’estero o, al limite, essere costretti ad optare per opportunità minori e lontane dal proprio percorso di studio. Basta solo dare un’occhiata all’età media dei docenti, con l’assenza totale di giovani sotto i 30 anni.



  PAG. SUCC. >