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SCUOLA/ Chi vuole "esiliare" gli umanisti?

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Roma, il Campidoglio (InfoPhoto)  Roma, il Campidoglio (InfoPhoto)

In conclusione. Da un lato sembra profilarsi da parte di chi, nei vari Paesi del mondo, ha la responsabilità di pianificare l’organizzazione dell’istruzione una generale tendenza a marginalizzare le materie umanistiche o, ciò che è peggio, l’approccio umanistico (cioè critico, generale e non utilitaristico) alle discipline. Dall’altro sembra che a questo corrisponda nell’opinione comune una lenta, impercettibile erosione del prestigio, del consenso. Non mancano ovviamente eccezioni, opposizioni in ogni parte del mondo: ma la strada sembra essere segnata.

Avere presente questa situazione “globale” a mio avviso è indispensabile in Italia in questo momento. Tale consapevolezza dovrebbe invitare tutti gli attori dell’educazione e dell’istruzione a fare la loro parte: i governanti a stare attenti a non lasciarsi trascinare quasi senza accorgersene da questa tendenza globale, a non disperdere un grande patrimonio della nostra nazione; noi docenti ad essere consapevoli della grande responsabilità legata al nostro ruolo; i genitori a ripensare alla ricchezza che la tanto vituperata scuola italiana comunque offre; gli studenti a saper cogliere con serietà e soprattutto senso critico il complesso di discipline che la scuola propone, senza sottovalutare quelle umanistiche.

Queste ultime − e specialmente il latino e il greco, ma anche la letteratura, la storia, l’arte − devono riacquistare prestigio generale: sono infatti occasione per diventare meno barbari, più uomini, essendo così “utili” a sé, agli altri, al paese e forse, ci avverte la Nussbaum, anche alla sopravvivenza della democrazia.

 



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COMMENTI
23/08/2012 - la Nussbaum ha ragione (giulia sidoti)

Non posso aggiungere altro a quanto fatto rilevare in questo validissimo articolo, vorrei solo sottolineare che il Latino va porto non più come ascensore sociale, ma come utile terapia e prevenzione della perdita della identità umana e pratica indispensabile all'apertura delle porte di ogni conoscenza. Basti pensare a Seneca che per primo sollevò la questione tra etica e progresso scientifico (Naturales Quaestiones).