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SCUOLA/ Invalsi, come un dirigente scolastico "legge" i suoi dati

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Due livelli di lettura dei dati di scuola

I risultati INVALSI, per come vengono restituiti alle scuole, si prestano almeno a due diversi livelli di lettura. Il primo livello riguarda la scuola come sistema nel suo insieme: confronto con i risultati medi della regione di appartenenza e dell’Italia, distribuzione dei risultati in base all’origine degli alunni (che assume un peso significativo quando la percentuale di studenti immigrati si discosta dalla media regionale), al genere e alla regolarità nei percorsi scolastici (particolarmente interessante quando la percentuale dei ripetenti in una scuola supera il livello di guardia), varianza tra le classi che mette in luce la funzionalità dei criteri di formazione delle classi.

Questa analisi, a mio avviso, spetta al dirigente scolastico e al referente per la valutazione, figura che comincia ad essere presente in tutti gli istituti scolastici. Il secondo livello di lettura è più prettamente didattico in quanto entra nel merito degli apprendimenti in Italiano e Matematica e fornisce elementi specifici di analisi legati ai Quadri di riferimento: quali sono gli ambiti della disciplina più critici; quali processi implicati nelle domande presentano maggiori difficoltà. Un ulteriore elemento di analisi didattica è dato dalle percentuali di risposta ai singoli distrattori nelle domande a scelta multipla, in modo che gli insegnanti possano analizzare le tipologie di errore dei loro studenti anche utilizzando gli strumenti che l’INVALSI fornisce alle scuole (Guide alla lettura delle prove, Quaderni di analisi dei risultati).

Questo livello di lettura compete ai docenti, ai gruppi disciplinari e, quando possibile, è utile farlo in continuità fra gradi scolastici diversi. Nelle righe successive si riporta un esempio di analisi del sistema scuola dei risultati INVALSI relativi all’a.s. 2010-11 e riferiti all’Istituto Comprensivo “R. Gasparini”di Novi di Modena.

 

I risultati alla luce del contesto della scuola

L’arrivo dei risultati lo scorso anno ci ha preoccupato, anche se ci aspettavamo risultati non eccelsi visto il contesto in cui opera l’Istituto: percentuale notevole di alunni immigrati (33% in media, a fronte di una media regionale del 15%), ricambio continuo di docenti, in particolare alla scuola primaria, anni di assenza di un dirigente scolastico titolare, contesto socio-economico difficile, ecc. Il grafico sottostante relativo ai risultati in Italiano, ma non è diverso per Matematica, dei diversi livelli scolari mostra una situazione preoccupante:

 

 

I risultati sono nettamente al di sotto della media nazionale (presa come riferimento a zero) e della media regionale. In particolare la seconda primaria, considerata la classe di ingresso, mostra che siamo piuttosto lontani dalla media regionale e nazionale; si osserva una caduta nel passaggio tra la scuola primaria e la secondaria di I grado, mentre i risultati della III media sono comparabili con i dati regionali.

Questi risultati sono da inserire nel contesto scolastico e nel nostro caso particolare è importante analizzare quanto la presenza così massiccia di alunni immigrati in qualche modo abbia un peso in questi risultati. La percezione dei docenti, in particolare della primaria, è di grande fatica nel farsi carico di tutte le variabili presenti in classi con alunni con competenze, storie e vissuti così diversi. La percezione e preoccupazione di molti genitori è che la presenza di alunni immigrati in percentuali che in alcuni classi sono intorno al 50% sia un elemento di difficoltà: “il programma viene rallentato e chi ne fa le spese sono gli alunni italiani autoctoni”. Siamo sicuri che sia proprio così? La restituzione dei risultati disaggregati per origine degli studenti ci fornisce un quadro ben più complesso e interessante. I grafici qui sotto rappresentano i risultati delle due classi terminali del primo ciclo di istruzione ( V primaria e III secondaria di primo grado) disaggregati per origine degli studenti.

 

 



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