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SCUOLA/ Invalsi, come un dirigente scolastico "legge" i suoi dati

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Come si può osservare in entrambi i grafici gli studenti di origine italiana (I) hanno risultati del tutto simili ai loro compagni della regione (Emilia Romagna), della macro-area (Nord-Est) e dell’Italia; gli alunni stranieri di seconda generazione (S2) hanno risultati un po’ inferiori rispetto ai loro compagni, ma del tutto simili a quelli regionali che è bene ricordare che ha percentuali di alunni immigrati dimezzate rispetto al nostro istituto. Inoltre alla fine del primo ciclo di istruzione questi alunni hanno risultati superiori ai loro compagni italiani autoctoni e ai compagni della regione. A onor del vero questo potrebbe essere un dato non del tutto significativo perché il numero di alunni di 13-14 anni, nati in Italia da genitori immigrati è ancora piuttosto ridotto nelle nostre classi, tuttavia rappresenta un segnale positivo: la scuola ha consentito a questi studenti, in genere piuttosto motivati, di superare l’ostacolo dell’origine, in altre parole ha svolto il suo compito.

Rimane ancora un’area di criticità per gli studenti immigrati di prima generazione che hanno risultati leggermente inferiori ai loro compagni della regione, e in questo caso la percentuale elevata di alunni di origine immigrata costituisce un ostacolo per questi stessi alunni. Infine il dato che risponde alle preoccupazioni delle famiglie degli alunni italiani è il fatto che questi alunni hanno risultati esattamente in linea con i loro compagni della regione, a riprova che la presenza di tanti alunni immigrati non “rallenta” necessariamente gli apprendimenti degli alunni italiani.

Altri elementi di analisi che la fotografia INVALSI del nostro istituto ci ha fornito riguardano la varianza tra le classi, che nel nostro caso è molto al di sotto della media nazionale a conferma della bontà dei criteri di formazione delle classi che il Consiglio di Istituto e il Collegio dei docenti si è dato: le nostre classi sono eterogenee al loro interno, ma equivalenti fra di loro. Infine la restituzione dei dati per regolarità di percorso di studio (anticipatari e posticipatari) ci ha fornito elementi di riflessione sull’utilità o meno delle bocciature che nel nostro istituto sono in percentuale piuttosto elevata (circa 15% alla fine del primo ciclo di istruzione) che stiamo cercando di interpretare in relazione al nostro contesto. La massa di dati che l’INVALSI ci fornisce ci consente molte analisi e sarà sempre più interessante andare a vedere se i risultati di un certo anno vengono confermati l’anno successivo e soprattutto comincia essere possibile fare analisi diacroniche: ad esempio gli alunni che nel 2009-10 erano in I media sono gli stessi studenti che quest’anno hanno fatto la prova nazionale 2011-12 quindi il confronto fra le due rilevazioni ci permetterà di confermare o meno le nostre interpretazioni dei risultati o di aprire nuovi scenari.



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