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EDUCAZIONE/ Mandereste i vostri figli in una scuola perfetta?

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Si può anche tentare uno sguardo più sociologico, sul destino di una civiltà che fa del politicamente corretto, del rispetto di pure formalità e dell’omogeneità il suo punto distintivo, il discrimine fra normale e patologico, fra bene e male. Ma si può affrontare più propriamente la questione educativa: la funzione della scuola, il posto che vi occupano i ragazzi, il loro rapporto con gli adulti e con l’istituzione stessa. 

La Casa della Possibilità infatti sa cosa vuole: formare cittadini puri, che sanno comportarsi secondo i dettami sociali, perfettamente omologati alle regole. Sa come ottenere ciò che vuole: attraverso una serie crescente di grandi e piccoli divieti (non si usano i pennarelli, non si alza la voce, non si dice mai no) ed un sistema di controllo dell’ordine e della disciplina basato sull’umiliazione e sulla crudeltà reciproca fra ragazzi. E sa anche di cosa ha paura: di ragazzi che pensano in proprio, che cercano la soddisfazione, che non si accontentano delle formule precostituite, sterili e crudeli degli adulti, che hanno passioni imprevedibili e non imbrigliabili. La Casa delle Possibilità è perfettamente disumana, ideologica, mielosamente violenta (i toni sono sempre pacatissimi), funzionante e funzionale al sistema. Ci dice come una scuola non deve essere, ci dice come non “basta che funzioni”, per dirla con Woody Allen, perché esiste un funzionamento contro la persona.

Come in tutti i romanzi distopici i ragazzi sono essenzialmente soli o in balia di adulti irresponsabili, inaffidabili, cinici e spietati. Ne L’ultima possibilità c’è qualcosa di nuovo, però: molti adulti, ad esempio i genitori, sono vittime loro stessi di un sistema in cui sono incastrati e a cui non riescono ad opporsi. Il figlio che va male, coincide con la loro espulsione sociale e la condanna a lavori, molto simili a quelli forzati. 

Come nella migliore tradizione fiabesca la salvezza arriverà proprio dai più piccoli, da quelli che ancora riescono a conservare lo sguardo desto sui propri desideri e sulla propria esigenza di libertà, ossia di felicità nel reale. Succede così a Pollicino e ai suoi fratelli che liberano dalla povertà la loro famiglia lottando contro l’Orco e succede lo stesso a Borea e alla sua sgangherata banda capaci insieme di riaprire gli occhi agli adulti per un futuro comune, nuovamente possibile.

 



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