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SCUOLA/ Gontero (Agesc): il governo "taglia" il sostegno? Pagano le paritarie...

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Il problema sembra frutto di una concezione centralistica del sistema educativo di casa nostra che non prende in considerazione il valore dell'autonomia: “Se nella scuola italiana - continua il presidente dell'Agesc - si applicasse seriamente la legge del 2000 che sancisce l'autonomia amministrativa, didattica e organizzativa, questo problemi sarebbero facilmente superati. Se, infatti, ogni istituto si organizzasse in modo indipendente, individuerebbe le emergenze per tempo e si occuperebbe di cercare di risolverle. Senza parlare delle discriminazioni che subiscono i genitori degli allievi disabili negli istituti paritari, dove gli insegnanti di sostegno non vengono riconosciuti e sono a carico della scuola, pur trattandosi di una scuola statale a tutti gli effetti. Il Ministero dovrebbe riconoscere l'ammontare del contributo per gli insegnanti di sostegno che prestano la propria opera nelle scuole pubbliche non statali: un aggravio che va ad intaccare la rette di migliaia di famiglie che hanno scelto di mandare i propri figli in una scuola paritaria e tutto ciò è, francamente, discriminatorio. C'è stata, persino, il caso di un istituto pubblico non statale che ha fatto causa al Miur e ha vinto, obbligando il ministero a pagare una cifra cospicua sotto forma di risarcimento. Questo, ad indicare che la scuola paritaria non lo è a tutti gli effetti”.

Tutto ciò è riconducibile alla politica di tagli operata dal Governo nell'ambito della spending review. “Purtroppo, non solo questo esecutivo ma anche i precedenti - dice ancora il presidente dell' Agesc - hanno messo l'istruzione al pari degli altri capitoli di spesa nel bilancio statale: come associazione, abbiamo sempre sostenuto che l'istruzione merita un punto di vista differente, un altro tipo di attenzione. Se un Paese perde questo sguardo sui giovani non può certo affermare di aspettarsi un futuro roseo e queste ultime notizie riguardanti gli insegnanti di sostegno rappresentano un ulteriore sconfitta del sistema scuola in Italia”.  



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