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SCUOLA/ Una prof: per cambiare i docenti, coinvolgiamo studenti e famiglie

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Per uscire dal triste isolamento di tanti insegnanti, incapaci di uscire dalla gabbia del ruolo burocratico e rinunciatario in cui si sono relegati, non possiamo sempre solo aspettare riforme palingenetiche calate dall'alto, dallo Stato. Dobbiamo far ricorso piuttosto alle energie e alle esperienze che già sono in atto, cercando di farle conoscere, di estenderle, di perfezionarle, di proporle come punti di partenza per altre situazioni. Siamo noi insegnanti i possibili protagonisti del cambiamento. Diamoci da fare. Creiamo punti di aggregazione di energie, di esperienze, di dialogo. Utilizziamo il web per far circolare le nostre esperienze. Coinvolgiamo le famiglie in questa nuova consapevolezza, invitiamole a darci fiducia in questo compito, anziché alimentare in esse, coll'ipertrofia della burocrazia, una visione distorta del nostro ruolo.

Condividiamo con gli studenti la riflessione sullo scopo del nostro stare insieme, sulla bellezza della ricerca, sugli obiettivi del percorso scolastico, sulla preparazione da raggiungere per stare al passo col mondo. Quanto più riusciremo a coordinare queste esperienze, a dare rilevanza anche pubblica, vorrei dire politica, nel senso di vitale per la polis, al nostro ruolo di educatori, quanto più riusciremo a non essere soli in questo affascinante compito, tanto più potremo esse validi interlocutori attivi anche delle riforme statali. Certo, al momento le forme di aggregazione partecipativa di noi insegnanti sono da inventare, ma non partiamo da zero, esperienze in atto ce ne sono tante in giro per l'Italia. In fondo, si tratta di recuperare noi stessi.



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COMMENTI
29/08/2012 - Abbiamo già dato. (Vincenzo Pascuzzi)

M.T.T. dice in sintesi: di merito se ne parla, fatti non se ne vedono, ma pazienza (importanti solo le intenzioni dichiarate?!). Nessun partito ha fra le priorità la scuola, ancora pazienza. Inoltre statalismo e burocrazia paralizzano e ritardano. Le retribuzioni degli insegnanti …. elemosine e non ne parliamo. In presenza di questa situazione critica e annosa, bisogna o bisognerebbe protestare, ribellarsi, manifestare per contrastarla e denunciarla (e c’è chi lo fa). Invece no, propone Tosetto, accodandosi a Cominelli, “appello agli insegnanti per la risurrezione della nostra scuola” e “Siamo noi insegnanti i possibili protagonisti del cambiamento. Diamoci da fare”, In altre parole, si assolvono e si perdonano partiti e governo e ci pensino gli insegnanti, diamine! Come se gli insegnanti fossero passivi e abulici e non si dessero già da fare, fattivamente e ben oltre il dovuto, per tenere in piedi e far funzionare la baracca – pardon! – la scuola e le scuole! Incomprensibile l’atteggiamento, che risulta rinunciatario, remissivo verso chi ha potere e responsabilità, mentre colpevolizza, incalza, quasi aggredisce, le vittime.