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SCUOLA/ Campione (Pd): 4 mosse per aprire il concorso ai giovani

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Alcuni ipotizzano quindi che sarà il concorso preannunciato per il maggio del prossimo anno a contenere delle norme a favore dei più giovani. C’è però chi dubita che quel concorso si faccia realmente: vorrebbe dire passare da un concorso ogni tredici anni a due concorsi in sei mesi, un bel salto!

Ma non è mio costume lasciarmi andare allo scetticismo, dunque mi si consenta un ragionamento molto più elementare: il principio è giusto? Se è giusto, perché rimandare? Il Governo non può appellarsi alla necessità di salvaguardare i più giovani e contemporaneamente rinviare a futuri concorsi l’attuazione di questo principio. Da un lato perché non sarà questo governo a bandire un eventuale concorso di maggio (nella migliore delle ipotesi le Camere verranno sciolte a marzo), dall’altro perché uno strumento per agire da subito ci sarebbe. L’ho scritto nel giugno scorso sempre su queste pagine: si consenta a chi si iscriverà quest’anno ai TFA di partecipare al concorso bandito a settembre; chi tra loro dovesse vincerlo, ottenuta l’abilitazione, potrà entrare in ruolo già dal 2013.

Sembrerebbe semplice, ma purtroppo alcuni mettono in dubbio sia giusto preoccuparsi dei giovani. Sostengono che non ce lo possiamo permettere, dato che prima va risolto il problema del “precariato storico”. Io la penso diversamente per due ordini di motivi. Il primo nucleo di argomentazioni attiene al buon funzionamento di un sistema formativo: i più giovani sono solitamente più motivati, un buon mix entusiasmo-esperienza è fondamentale per far funzionare al meglio una macchina complessa, alcune innovazioni possono essere introdotte più facilmente dalle nuove generazioni, alcune discipline si sono rinnovate profondamente da quando i più anziani hanno iniziato a lavorare e poiché la formazione in servizio è praticamente assente l’arrivo delle nuove leve può consentire l’arricchimento di chi non ha intrapreso (non sempre per propria negligenza) percorsi di aggiornamento.

Ma c’è anche un secondo aspetto, altrettanto importante. La condizione attuale di minorità in cui versano i giovani aspiranti docenti è un’altra manifestazione di quel male italiano di cui si parla da vent’anni e sul quale non si interviene mai. La classe dirigente del nostro paese si è resa colpevole di un delitto perpetuato ai danni di una generazione, quella dei trenta-quarantenni. Lo ha riconosciuto anche Monti parlando di “generazione perduta”. Se questo suo richiamo ha un limite è nella rassegnazione, che da un Presidente del Consiglio non è accettabile. Saranno anche pochi i campi nei quali si può almeno in parte correre ai ripari o per lo meno dare segnali di inversione di rotta, ma in quei campi chi governa ha il dovere di intervenire. La scuola è uno di quei campi.



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COMMENTI
29/08/2012 - Giovani e TFA (Khan Kubla)

Caro Campione e cari commentatori che si sono spesi con tanta forza a sostegno dei TFA per "nuovi" e "giovani" insegnanti che svecchieranno il sistema, avete speso qualche minuto a scorrere le date di nascita degli iscritti alle prove selettive? Nella maggior parte delle sedi universitarie, di giovani (se per giovani si intendono gli under 30, come sembra definirli il Ministro) quasi non se ne trovano. Sorprendentemente qualche giovane invece nelle graduatorie ad esaurimento c'era e c'è ancora in attesa di invecchiare da precario, chi ha speso qualche parola in loro difesa invece di costruire il mito dei TFA?