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SCUOLA/ 2. Concorso presidi, giusto fallimento. Perché la politica tace?

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Su queste pagine abbiamo più volte messo in evidenza la macchinosità barocca e l’inefficienza del modello e proposto alternative, facilmente individuabili. Basta andare oltre Chiasso. Spesso è stato risposto, facendo spallucce, in nome dell’emergenza. E sia! Ma, a questo punto, scelto il modello, ci si attendeva una gestione trasparente ed efficiente. Questo fallimento amministrativo-burocratico, dovuto alla buccia di banana delle buste, nasce al punto di convergenza di due fatti.

Il primo è la crescente impreparazione del personale apicale (ispettori, direttori, provveditori) dell’Amministrazione stessa. Le modalità di reclutamento di tale personale sono sempre più schiettamente e brutalmente politiche: comunanza di appartenenze partitico-ideologiche, con conseguente consociativa spartizione a priori dei posti, legami clientelari e amicali sono i criteri di “selezione”. Dalla riforma Bassanini in avanti, ben lungi dal prodursi un’autonomia effettiva della dirigenza amministrativa rispetto alla politica, si è stretto più fortemente un legame tra politica e livelli apicali, fondato sulla nomina politica e sulla cooptazione, fino ad approdare a fenomeni di “selezione avversa”: si sceglie il più fedele e... incompetente.

I risultati si incominciano a vedere. Si potrebbe obbiettare, rifacendo qualche passo indietro nella storia del rapporto tra burocrazia statale e politica, che questo legame è sempre stato strettissimo, fin dall’Unità d’Italia, passando attraverso Giolitti, il fascismo, per non parlare del periodo democristiano. Nulla di nuovo. E perciò neppure nessun rimpianto dei favolosi anni ’50 del ‘900.

Ma qui pesa un secondo fatto, questo sì nuovo. Si tratta dell’aumento della conflittualità tra cittadini e stato e un nuovo atteggiamento da class action che sembra caratterizzare, sul modello anglosassone, il rapporto tra cittadini e amministrazione che eroga servizi. Accade già nella sanità, nei rapporti tra genitori e scuole, tra insegnanti e dirigenti. Così, se un gruppo di candidati ad un concorso si sente offeso, a ragione o a torto, nei propri diritti, si consorzia, paga un avvocato e si fa difendere. La sacralità dell’autorità statale, che emanava sentenze inappellabili, non appartiene più alla psicologia collettiva del tempo presente. Sanatorie, concorsi riservati, concorsi truccati: nei decenni passati è successo molto peggio che le buste trasparenti. Ma, alla fine, la gente o accettava o si rassegnava o sperava di rifarsi. Sarebbe fuori luogo qui, ma certamente interessante, un approfondimento circa le cause dell’affermazione di questa tendenza sociale, che rinviano al rapporto cittadini/Stato, diritti/doveri, autorità/libertà. Resta il dato: chiunque eroghi servizi pubblici in un ospedale, in un ambulatorio, in una scuola, in un ufficio deve sapere che cammina sul filo del rasoio… Solo l’Amministrazione del MIUR non se ne è accorta.



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COMMENTI
01/09/2012 - Entropia e fallimento del sistema (Anna Di Gennaro)

L'interessante articolo è la conferma del decadimento istituzionale. Quanto ai quiz non pertinenti, quello della famosa "grattachecca" romana, inserito nel test per l'accesso alla facoltà di medicina, all'università La Sapienza (sic!) resta la prova inconfutabile della negligenza degli "addetti ai lavori". All'Autore il merito di fare centro anche questa volta considerato che il grado di disordine del sistema stesso raggiunge punte elevatissime...

 
30/08/2012 - Ero un bambino che guardava Rischiatutto (Giuseppe Scaglione)

Apprezzo molto l'articolo nelle sue tesi di fondo. Due piccole notazioni: a) il meccanismo dei quiz è criticabile sotto il profilo della qualità dele domande, però almeno premia chi ha (magari nozionisticamente) studiato e chi sa gestire il tempo e lo stress; è insensibile ai raccomandati; assolve all'esigenza pratica di scremare i candidati da esaminare in maniera più approfondita e in tempi finiti. b) giusto valutare il curriculum e le esperienze pregresse, a patto che non si finisca a dire che "può fare il preside solo chi ha fatto il vicepreside". Spesso il vicario è scelto dai presidi più accentratori proprio perché è sprovvisto delle capacità di leadership che lo abiliterebbero a fare il dirigente, non fa ombra al dominus e svolge quietamente del lavoro burocratico. Le capacità dirigenziali possono essersi formate anche al di fuori della scuola (es. dirigendo una cooperativa di volontari) o fuori dalla paradirigenza (es. contribuendo a innovare l'offerta formativa della scuola).