BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 2. Concorso presidi, giusto fallimento. Perché la politica tace?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

E qui si apre il filone delle responsabilità della politica, intesa in senso lato. Giacchè, alla fine, nonostante la retorica sulla meritocrazia, fa comodo a partiti, sindacati, associazioni professionali una modalità di reclutamento centralizzato, che consenta di interferire nella selezione per piazzare/spartire i propri uomini. Del resto, se allarghiamo per un attimo il discorso, la stessa filosofia si viene riproponendo in relazione al nuovo sistema elettorale condendo. Declamazioni retoriche sulla partecipazione, sul protagonismo dei cittadini e via mentendo; in realtà i partiti non intendono mollare la presa e pretendono di continuare a scegliere deputati e governo, mediante accordi, che prescindano dal voto popolare. Pare che la politica, più diviene impotente di fronte ai problemi del Paese, più si comporti in modo prepotente di fronte ai singoli cittadini. C’è da meravigliarsi se Di Pietro e Grillo abbiano messo in piedi un “un ricorso di massa” contro la politica tradizionale?

Che fare allora? Intanto, dovrebbe essere l’ultima volta che si utilizza questo meccanismo dei quiz (la qualità dei quali dipende, si intende, dalla qualità delle domande standardizzate; se sono stupide o irrilevanti ai fini della selezione, il quiz non funziona!), degli scritti, degli orali: il classico sistema disciplinare-cognitivistico-nozionistico, che l’università ha imposto anche alla scuola. Perché mai deve essere un accademico a presiedere una Commissione di reclutamento dei dirigenti? Uno sguardo al di là delle Alpi aiuterebbe: o il sistema francese o quello tedesco o quello svizzero. Ciò che conta è individuare nel candidato il possesso delle competenze-chiave del dirigente quale leader educativo, gestore di relazioni interne ed esterne alla scuola, parte dell’amministrazione centrale. In Francia ciò che conta non è lo scritto di due ore, ma “lo storico” dell’esperienza del candidato e il lungo colloquio finale. Le fasce di età per l’accesso sono più strette, soprattutto verso l’alto: non oltre i 50 anni. La dirigenza non è considerata un bonus di fine carriera. Ma anche verso il basso: chi non dispone di tot anni di esperienza paradirettiva- accumulata sul campo e documentata - non accede al concorso.

Tocca alla politica e a nessun altro individuare una nuova modalità di selezione, non all’Amministrazione che da 150 anni a questa parte segue la propria coazione a ripetere. E tocca alle Associazioni professionali fare proposte, non spartirsi posti. Nuove modalità: concorsi per scuole e reti di scuole. Vale per i dirigenti, vale per i docenti. I concorsi-monstre nazionali sono ingestibili, sono inefficienti, sono inefficaci.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
01/09/2012 - Entropia e fallimento del sistema (Anna Di Gennaro)

L'interessante articolo è la conferma del decadimento istituzionale. Quanto ai quiz non pertinenti, quello della famosa "grattachecca" romana, inserito nel test per l'accesso alla facoltà di medicina, all'università La Sapienza (sic!) resta la prova inconfutabile della negligenza degli "addetti ai lavori". All'Autore il merito di fare centro anche questa volta considerato che il grado di disordine del sistema stesso raggiunge punte elevatissime...

 
30/08/2012 - Ero un bambino che guardava Rischiatutto (Giuseppe Scaglione)

Apprezzo molto l'articolo nelle sue tesi di fondo. Due piccole notazioni: a) il meccanismo dei quiz è criticabile sotto il profilo della qualità dele domande, però almeno premia chi ha (magari nozionisticamente) studiato e chi sa gestire il tempo e lo stress; è insensibile ai raccomandati; assolve all'esigenza pratica di scremare i candidati da esaminare in maniera più approfondita e in tempi finiti. b) giusto valutare il curriculum e le esperienze pregresse, a patto che non si finisca a dire che "può fare il preside solo chi ha fatto il vicepreside". Spesso il vicario è scelto dai presidi più accentratori proprio perché è sprovvisto delle capacità di leadership che lo abiliterebbero a fare il dirigente, non fa ombra al dominus e svolge quietamente del lavoro burocratico. Le capacità dirigenziali possono essersi formate anche al di fuori della scuola (es. dirigendo una cooperativa di volontari) o fuori dalla paradirigenza (es. contribuendo a innovare l'offerta formativa della scuola).