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SCUOLA/ 2. Concorso presidi, giusto fallimento. Perché la politica tace?

Pubblicazione:giovedì 30 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 2 settembre 2012, 17.46

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L’ordinanza del Consiglio di stato di ieri, emanata in risposta al ricorso n. 5836 del 2012 del Ministero della Pubblica istruzione, che a sua volta chiedeva la sospensiva della sentenza n. 2035 del 18 luglio 2012 del Tar della Lombardia, che a sua volta aveva decretato la sospensiva del concorso per Dirigenti scolastici richiesta dall'USR lombarda... – non sembra il racconto di una fiaba? – ebbene tale ordinanza, stabilisce che non è stato rispettato il principio dell’anonimato degli elaborati  citiamo dall’ordinanza: principio che “costituisce garanzia ineludibile di serietà della selezione e dello stesso funzionamento del meccanismo meritocratico, insito nella scelta del concorso quale modalità ordinaria di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni (art. 97 della Costituzione e Consiglio di Stato Sez. VI, 6 aprile 2012)  e pertanto respinge l’istanza cautelare del Ministro.

In parole povere, il concorso in Lombardia è esploso in mille pezzi. Il danno che ne deriva per la scuola lombarda e per tutta la scuola italiana è gravissimo. Non solo l’ordinanza potrebbe, a questo punto, generare una valanga, seguendo la tragicomica geografia delle buste nelle Regioni, dove i TAR avevano respinto i ricorsi, ma, in ogni caso, in un paio di giorni l’USR lombarda sarà costretta ad assegnare “reggenze” a gogò sui posti vacanti.

A questo punto, tuttavia, occorre andare a fondo circa le responsabilità. Che, certo, non sono né del TAR della Lombardia né del Consiglio di Stato né tampoco dei ricorrenti incapaci di sollevarsi verso il Bene comune. Esse sono, immediatamente e per un verso, dell’Amministrazione ministeriale e, per l’altro, della politica, dei sindacati e delle Associazioni professionali, complici o subalterni o indifferenti che siano stati. Devono essere precisamente identificate al fine di non andare incontro in futuro a débacles analoghe.

Quanto all’Amministrazione: non si può non evidenziare la contraddizione clamorosa tra l’ideazione di un modello di reclutamento, che continua ad essere ostinatamente pensato – così ostinatamente che Profumo annuncia con clangore di trombe un concorso similare per insegnanti  come il più efficace ai fini di una selezione imparziale e meritocratica, e l’incapacità di farlo funzionare.


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COMMENTI
01/09/2012 - Entropia e fallimento del sistema (Anna Di Gennaro)

L'interessante articolo è la conferma del decadimento istituzionale. Quanto ai quiz non pertinenti, quello della famosa "grattachecca" romana, inserito nel test per l'accesso alla facoltà di medicina, all'università La Sapienza (sic!) resta la prova inconfutabile della negligenza degli "addetti ai lavori". All'Autore il merito di fare centro anche questa volta considerato che il grado di disordine del sistema stesso raggiunge punte elevatissime...

 
30/08/2012 - Ero un bambino che guardava Rischiatutto (Giuseppe Scaglione)

Apprezzo molto l'articolo nelle sue tesi di fondo. Due piccole notazioni: a) il meccanismo dei quiz è criticabile sotto il profilo della qualità dele domande, però almeno premia chi ha (magari nozionisticamente) studiato e chi sa gestire il tempo e lo stress; è insensibile ai raccomandati; assolve all'esigenza pratica di scremare i candidati da esaminare in maniera più approfondita e in tempi finiti. b) giusto valutare il curriculum e le esperienze pregresse, a patto che non si finisca a dire che "può fare il preside solo chi ha fatto il vicepreside". Spesso il vicario è scelto dai presidi più accentratori proprio perché è sprovvisto delle capacità di leadership che lo abiliterebbero a fare il dirigente, non fa ombra al dominus e svolge quietamente del lavoro burocratico. Le capacità dirigenziali possono essersi formate anche al di fuori della scuola (es. dirigendo una cooperativa di volontari) o fuori dalla paradirigenza (es. contribuendo a innovare l'offerta formativa della scuola).