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CONCORSO PRESIDI/ In Lombardia torna il Paese normale

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Alcuni insegnanti in una foto d'archivio (Foto: Infophoto)  Alcuni insegnanti in una foto d'archivio (Foto: Infophoto)

La tempestività e competenza di un avvocato milanese sono state decisive: infatti il Decreto romano cita espressamente questo studio, unico presente all’udienza per conto degli aspiranti presidi di DiSAL.

L’avvocato che lo rappresentava ha informalmente espresso qualche riserva sull’appello presentato dal MIUR: una valutazione obiettiva sarà possibile con la lettura di tutti i testi: per ora abbiamo solo l’opposizione citata ed il Decreto del C.d.S. Questo argomenta in base al testo dell’opposizione.

Nel fattempo è giunta informalmente la notizia che il Minisetro dell’Economia e delle Finanze ha autorizzato l’assunzione di 1.213 neodirigenti, permettendo a tutti gli Uffici Scolastici Regionali di fare i contratti in tempo per il nuovo anno scolastico.

Ed il Decreto romano blocca in anticipo altre emulazioni in corso nelle altre regioni, permettendo così le nomine dove le prove sono terminate.

Complessivamente questo concorso si è rivelato una triste storia: errori, leggerezze, incapacità, disfunzioni, ma anche per tristi beghe corporative, guerre tra poveri e speculazioni economiche.

C’è stato chi in vario modo, con argomentazioni più o meno nobili, ha contrastato l’idea che questo concorso giungesse alla conlcusione: a che serve un concorso pubblico se non per mettere in servizio personale necessario ? Ed i presidi, con buona pace di tutti, sono indispensabili al buon funzionamento delle scuole statali. L’esito di queste sottigliezze o delle becere difese di egoismi corporativi sarebbe stato un danno a centinaia di scuole, cioè ad alunni e famiglie. Un’altra mazzata di cui la scuola italiana non aveva bisogno !

Certo: a questo punto sarebbbe utile mettere in soffitta questi centralistici, megalomani e non funzionali concorsi pubblici. Sarebbe necessario passare ad una maggior fiducia verso le realtà locali. Ma nel frattempo le scuole (cioè l’istruzione dei nostri figli) debbono funzionare.



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