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SCUOLA/ Alcuni consigli ai prof. per gestire lo stress da lavoro

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 “…Quando dico che mi si è spezzato qualcosa dentro non ho la percezione reale di cosa. mi sento estranea a me stessa. ci sono degli oggettivi fatti che me la fanno intuire, quest’anno ho buttato 37 anni di scuola, di lavoro, di ricerca, di momenti belli, senza una tristezza o un sorriso davanti ai tanti lavori portati avanti negli anni. non provavo rabbia,dolore e delusione, indifferenza, come non fosse roba mia. Stracciavo dispense costruite negli anni quasi con senso di liberazione. Cosa conservo a fare, per cosa, per generazioni di alunni che non capisco e non mi capiscono , con cui non è possibile instaurare nessun rapporto di fiducia. Quest’anno ho lasciato una classe quinta, 5 anni di passione, di lotte, di ricerca di un mezzo per trovare uno spiraglio di fiducia, senza nessun sentimento positivo se non di liberazione “basta” è finita questi non li vedo più e con una punta di veleno ora non sono più un mio problema. gli alunni sono diventati un problema non un gruppo in crescita insieme a me. Ho sempre dato molto e ricevuto molto ora sento di avere dato evidentemente in modo sbagliato, il gap generazionale è un grosso handicap , sono la nonna di questi ragazzini , i miei principi non sono condivisi, il mio impegno non capito,la mia serietà scambiata per non so cosa. Sono ferita, la scuola è stata per me importante, il lavoro un impegno serio. ed ora un senso di sfinimento profondo di tempo buttato via di non adeguatezza. Tornare dal lavoro e dormire, ore di un sonno della morte, buio, cupo, non avere energie per gli interressi al di fuori della scuola. Non prendersi cura della propria salute. È pesante sentire di non avere più niente tra le dita. L’anno scorso per la prima volta nella mia vita ho subito l’onta di un quasi mese di malattia per incapacità ad avvicinarmi alla scuola. 28 giorni senza uscire di casa se non per le pratiche mediche , un senso di angoscia, di paura. Perché? per aver sempre fatto il mio lavoro con dedizione per aver cercato sempre di più per i miei alunni? C’è qualcosa di sbagliato. Quest’anno dovevo concludere i cinque anni, non potevo lasciare non concluso un percorso che io ho realizzato con la classe, e con grande fatica ho portato l’anno a termine, senza assenze ,ma a cosa è servito ? a vivere dipendente da uno psicofarmaco. ho preso questi medicinali con un senso di odio. Ora mi domando ma questa scuola è adeguata a me? Ma io chi sono? Cosa ho fatto di male? Alcuni anni fa c’erano mattine in cui non riuscivo ad alzarmi dal letto. Un dolore alla schiena che mi passava solo con doppie iniezioni, l’unico modo per poter uscire di casa e andare al lavoro. Allora lo facevo senza pensieri era normale perché sentivo che la mia presenza era utile avevo un compito da svolgere, ora mi chiedo lo rifarei?

 

Molto spesso è proprio durante l’estate che gli insegnanti in difficoltà cercano l’uscita di sicurezza. Del tema si sono occupati anche i cugini d’Oltralpe che hanno studiato approfonditamente il fenomeno delle dimissioni premature, rispetto all’età pensionabile. Anche in Baviera la maggior parte degli insegnanti che chiede il prepensionamento per malattia soffre di disturbi psichici.

Restare a scuola o gettare la spugna? E poi?

 

Lo sportello Diesse Lombardia rimane aperto anche per i dirigenti scolastici che scoprissero di essere ancora “ignoranti”. In attesa che il MIUR fornisca loro gli strumenti di gestione del lavoro degni del XXI secolo.

Possibilmente prima che esplodano le altre mine vaganti presenti in quasi tutte le scuole italiane...Perché dunque non indagare maggiormente e monitorare più approfonditamente tale fenomeno?

 

 



 

 

 

 

 



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