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SCUOLA/ Tfa, le "scuse" del Miur preparano il nuovo caos?

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I primi, cioè i programmi dei più recenti concorsi a cattedre che si siano verificati in Italia (ministro Berlinguer!), prescrivono che i candidati abbiano, tra tante cose, dominio dei contenuti e dei fondamenti epistemologici delle discipline, nonché “padronanza dei programmi relativi agli insegnamenti previsti e conoscenza delle linee generali dell'intero curricolo”. In questo modo la preparazione del docente era ancorata da una parte all’assetto disciplinare proprio della materia insegnata, dall’altra alla pratica didattica. Tanto per annotare qualche spunto di riflessione, per le classi 36/A (Filosofia, psicologia e scienze dell’educazione) e 37/A (Filosofia e storia) accanto ad una conoscenza del “dibattito interno alla storia della filosofia occidentale sulla identità della filosofia”, era indicata una “ampia conoscenza di carattere generale” della storia della filosofia (antica, medievale, moderna e contemporanea) unitamente all’approfondimento di alcune opere in edizione integrale. Per Storia, la formulazione era “ampia conoscenza di carattere generale di storia delle civiltà dall'Oriente antico al Novecento”. Per Matematica si pretendevano 10 blocchi di contenuti e l’assimilazione degli “aspetti metodologico-didattici della matematica”. Per quanto riguarda le classi di concorso comprendenti Italiano (43/A; 50/A; 51/A; 52/A), il decreto chiedeva sicura capacità di analisi delle strutture della lingua italiana e, per quanto riguarda la letteratura italiana, conoscenza della sua evoluzione con immersione nella produzione di alcuni autori esplicitamente menzionati (da Dante a Vittorini). E così via…
Quanto alle Indicazioni nazionali per i licei, esse giocano sulla dialettica tra competenze trasversali e contenuti propri di ogni disciplina. I contenuti non sono per niente oscurati dalle competenze, ma anche in questo caso il riferimento va ai “contenuti di apprendimento”. Con una rilevante affermazione, il testo delle Indicazioni liceali rimanda infatti alla “esplicitazione dei nuclei fondanti e dei contenuti imprescindibili”, sostenendo che “intorno ad essi, il legislatore individua il patrimonio culturale condiviso, il fondamento comune del sapere che la scuola ha il compito di trasmettere alle nuove generazioni”. 
Rispetto alla “carta base” del licei, le “Linee guida per il passaggio al nuovo orientamento” degli istituti tecnici (si potrebbe dire la stessa cosa per i professionali) sono molto di più curvate sulla didattica orientata al raggiungimento delle competenze richieste dal mondo del lavoro e delle professioni, sebbene “le discipline mantengano la loro specificità”. 



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