BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quel vuoto educativo che nessun software può colmare

Pubblicazione:

Informatica a scuola (Infophoto)  Informatica a scuola (Infophoto)

L’apprendimento sta alla base dell’evoluzione umana. Agli inizi fu un apprendimento di tipo informale dettato dalla necessità di sopravvivenza e di difesa dai predatori: il bisogno di nutrirsi e, nello stesso tempo, di non diventare cibo per altri, fu per il cervello umano un lavoro incessante di elaborazione di informazioni che affluivano dal mondo esterno.
Apprendere vuol dire acquisire nuove conoscenze o modificare quelle preesistenti nell’individuo che, rielaborate, possono diventare abilità: conoscenze e abilità sono necessarie nel processo di costruzione di competenze. Il possesso di queste cambia il comportamento dell’essere umano che, di generazione in generazione, subisce mutamenti strutturali del cervello e, conseguentemente, trasformazioni antropologiche.

La modalità di apprendimento varia durante il ciclo della vita di un individuo; è noto che i bambini hanno capacità cognitive diverse da quelle di un adolescente e ancor più da quelle un adulto. Gli stili cognitivi cambiano anche nel lungo periodo, con lo scorrere delle epoche, in quanto dipendono dall’ambiente e dal contesto storico-sociale in cui nasce e vive una persona. La Scuola, intesa come ambiente di apprendimento, deve tener conto dei mutamenti sociali e del contesto storico in cui opera cercando di non subire o, peggio, diventare succube nei confronti di tali mutamenti e contesti. Un sistema scolastico deve saper gestire il cambiamento in modo critico innovando metodologicamente la didattica attraverso una continua revisione degli statuti epistemologici delle discipline facendo emergere i saperi essenziali (nuclei fondanti).

Da qualche decennio è iniziata l’era delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (T.I.C.), sulla cui data di nascita non c’è concordanza; chi la fa risalire alla costruzione dei primi calcolatori, costruiti dall’IBM per il progetto Manhattan. Altri attribuiscono l’inizio di quest’epoca alla costruzione della rete ARPAnet realizzata nel 1969 per scopi militari, dall’ARPA (Advanced Research Projects Agency) e da alcune Università americane. Sicuramente un impulso decisivo fu la comparsa sul mercato dei Pc, resa possibile dall’invenzione dei transistor e, conseguentemente, dei microprocessori. Fino alla fine degli anni Ottanta chi possedeva un Personal Computer doveva essere in grado di programmarlo per poterlo utilizzare come calcolatore o simulatore di processi. L’introduzione di un’interfaccia grafica, di programmi applicativi e lo sfruttamento commerciale di ARPAnet, rinominata Internet, fu veramente l’alba di una nuova epoca: quella dell’Informazione e della comunicazione di massa.

Nel 1983, quando iniziai ad utilizzare il Pc (un M20 dell’Olivetti) nella didattica della Matematica in una classe quarta di un ITIS, tra me e i miei studenti non esisteva nessun “digital divide”. L’unica differenza era la conoscenza da parte mia di alcuni linguaggi di programmazione appresi all’Università: differenza colmata in pochi mesi. Infatti, la mia matrice cognitiva era quella dei miei studenti perché la differenza generazionale, di circa vent’anni, aveva poca incidenza nelle mie e loro modalità di apprendimento.
Il Cognitivismo, nato negli anni ‘50 del secolo scorso, ha esaltato il ruolo attivo del soggetto in apprendimento nell’elaborazione della realtà circostante, dando maggior rilievo ai processi interni di trasformazione e rappresentazione della realtà stessa. 



  PAG. SUCC. >