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SCUOLA/ Lo stupore dei bambini e la "trappola" delle discipline

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Si tratta, come ciascuno intende, di una nozione  in qualche modo evidente in se stessa, perché risponde  a una consapevolezza, a un sentire che chiunque condivide: che il presente, quel che oggi esiste, è frutto e sviluppo di quel che è stato, del passato. Del resto, anche chi non si pone affatto il problema della storia e del suo valore, quando vuol spiegarsi  se stesso, il  perché egli è come è, il perché e il come delle sue scelte di vita, ricorre in primo luogo al proprio passato: so bene di essere divenuto quello che sono per effetto, in tanta parte, dell’educazione che ho ricevuto, degli incontri, delle esperienze che ho fatto... 

Chiunque, dicevo. Ma è proprio così? Basta provare a “mettersi in ascolto” dei bambini – non solo di quelli più piccoli, ma anche di ragazzine e ragazzini di 8 o di 10 anni – per rendersi conto di una realtà tutta diversa. Quando mai trovate un bambino che dice, e pensa: io sono così, ho questi gusti, questo carattere, queste attitudini e aspirazioni perché ho ricevuto fin da piccolo un certo tipo di educazione dai genitori, perché in passato mi è accaduto questo o quell’altro, ho guardato a quel certo modello? Non è in questo modo che un bambino ragiona e sente di se stesso. E non è così che si spiega la realtà umana e sociale in cui è immerso. Non sentirete mai un bambino che comprende e valuta caratteri e comportamenti dei suoi compagni di classe in base alle esperienze che essi hanno attraversato e al retroterra familiare e ambientale che hanno alle spalle; come invece fa la maestra – adulta – attenta e consapevole. Un bambino no: non si spiega il presente umano, il proprio e quello degli altri, con il passato che lo precede. Almeno in questo, dunque, il rapporto che il bambino ha con la dimensione del passato è profondamente altro da quello dell’adulto. Per lui non è affatto naturale, ovvio, istintivo – diciamo: per lui sarebbe semmai innaturale – pensare il presente come una conseguenza del passato. 

Non può sfuggire che cosa ciò comporti: che quella che siamo abituati a ritenere la molla essenziale, o la struttura portante, del conoscere storico – del conoscere storico adulto, ormai lo si può ben definire così – per i bambini non esiste.  Per loro semplicemente non ha senso, è incomprensibile, l’idea che la storia serva a capire il presente. Il che, diciamolo subito, non vuol dire affatto che a loro non interessi il rapporto fra passato e presente. 



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