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SCUOLA/ Lo stupore dei bambini e la "trappola" delle discipline

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Tutt’al contrario: il confronto con quel che essi conoscono e vivono oggi è fra quel che più li affascina e li motiva nel guardare  il passato. Ma il confrontare, appunto, il cogliere somiglianze o differenze (“erano come oggi le automobili quando eri bambino, nonno?” “anche i bambini romani giocavano come noi, ma a giochi diversi!”); non il ragionarne in termini di catene di cause e di effetti. Basterebbe questa prima, clamorosa constatazione a rendere evidente quanto diverso debba essere il pensare la storia del bambino da quello dell’adulto. Ma a proseguire l’analisi, altre differenze emergono. Non è di qui che si dovrebbe muovere per impostare l’insegnamento? Di ciò, però, a un prossimo articolo.



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