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SCUOLA/ Alessandro: non sono fatto per lo studio, volevo fare qualcosa con le mani…

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Oggi trecento ragazzi varcano la soglia di In-Presa per iniziare la scuola. Si tratta di ragazzi che hanno scelto di affrontare il percorso della formazione professionale, un’avventura in cui viene valorizzato il desiderio presente in molti giovani di realizzarsi attraverso attività manuali. In tutti c’è un’aspettativa grande. Fremono i preparativi, niente può essere lasciato al caso perché occorre un lavoro per rendere fruibile a tutti la frase di Emilia Vergani, la fondatrice dell’opera, che gli insegnanti sanno ormai a memoria: “Questi ragazzi meritano di più. C’è da fargli provare di più della bellezza della vita”. In tanti arrivano dopo svariate bocciature, dopo una delusione che ha guastato il loro rapporto con la scuola. Lo spiega benissimo Simone nell’autobiografia scritta alla fine dello scorso anno: “Sono Simone, un ragazzo di 19 anni. Il percorso scolastico è stato abbastanza negativo. Nei due anni trascorsi nella mia vecchia scuola passavo la mia giornata davanti a pagine piene di parole, infiniti esercizi di matematica, e la mia mente era invasa da formule di ogni genere. Anche se provavo a concentrarmi non riuscivo a realizzare come quelle formule potessero essere usate nella vita di ogni giorno, come le parole lette e gli esercizi svolti potessero avere un proseguimento”.

L’attesa è grande, tanto quanto il timore di non farcela. Per questo fremono i preparativi, interrotti da una visita inaspettata: un gruppettino di ex-allievi che l’anno scorso hanno terminato il loro percorso di alternanza scuola-lavoro. Ragazzi alla ricerca di un impiego, sempre con il curriculum in mano, disposti a fare di tutto pur di non rimanere con le mani in tasca, ragazzi non sconfitti dalle circostanze apparentemente avverse. Proprio loro ci ricordano che quell’attesa presente in ognuno non può essere tradita, ma riconosciuta e valorizzata. Le ore di laboratorio e di stage con professionisti del settore pronti a insegnare il mestiere, le ore passate in aula per l’acquisizione di competenze basilari, i percorsi personalizzati, ambiti in cui ognuno – il docente e l’allievo - è chiamato a dare il proprio contributo.

Ci vuole una pazienza infinita, perché spesso il timore prende il sopravvento e subentra un blocco, uno scetticismo verso tutto quello che ci circonda. “I miei professori di Laboratorio sono davvero importanti. Quando succede qualche problema in laboratorio, ad esempio un problema tecnico, e vedono che mi innervosisco o mi lascio andare, si avvicina uno dei due, mi fa parlare e dice che se c’è nuovamente qualche problema lui è lì presente. Questo ti fa tornare su di morale e fa capire che quando c’è qualche problema è importante qualcuno vicino che ti dia una mano” (Mattia).

Non bastano i buoni propositi! Ce lo testimoniano gli ex allievi di cui sopra. Occorre un cammino, occorrono dei rapporti che sostengano l’attesa che altrimenti si vanifica. Come ci racconta Alessandro: “Rossano, l’ultimo tutor aziendale, mi ha dato una grande opportunità. Grazie a lui sono riuscito a cambiare idea nei confronti del lavoro, da negativa in positiva; prima che andassi con lui a fare lo stage, del lavoro non me ne fregava niente, addirittura non mi volevo neanche alzare al mattino, ma adesso è tutto l’opposto, perché mi piace vedere il lavoro che viene fuori dalle mie mani”. 



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