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SCUOLA/ Tutti i problemi di un concorso che fa fuori Tfa e autonomia

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

No, quella è un’altra cosa, vuol dire semplicemente che le commissioni ministeriali saranno definite dagli Uffici scolastici regionali e che quindi ci saranno più sedi di concorso. Quando io parlo di bacini regionali mi riferisco ad albi regionali di docenti idonei, abilitati, che possano poi essere valutati e selezionati dalle reti di scuole autonomie sulla base di un confronto accurato delle effettive esigenze dei territori e delle scuole. È questa l’unica strada, oggi, per valorizzare davvero il curriculum, la passione e l’attitudine del docente. Tutto questo presuppone che le regole del reclutamento siano riscritte.

L’ultima novità che agita il mondo della scuola è la possibilità di scaglionare l’immissione di 12mila docenti non più in un solo anno, come sembrava all’inizio, ma in tre. Questo cambia tutto. Che ne pensa?

Ritengo che si debba procedere con la stabilizzazione del maggior numero di docenti nel minor tempo possibile, ma con il canale privilegiato degli abilitati tramite un percorso di specializzazione. Se addirittura questo concorso annunciato è solo per 4 mila posti perde ancora più di significato.

Qual è la sua critica al ministro Profumo?

Io sono convinta che Profumo sia in buona fede quando dice di voler aprire le porte al merito, a docenti giovani, aggiornati e preparati, ma devo constatare che la sua scelta torna indietro di 15 anni. Non si può prevedere una formazione professionale per i docenti e poi smentire questa importante rivoluzione, ostacolando di fatto il loro ingresso nelle scuole.

Tutti però, anche i docenti 40 e 50enni, hanno acquisito dei diritti.

I diritti vanno rispettati: come ho detto fin dall’inizio, sono a favore della stabilizzazione. Senza tradire i giovani e la formazione iniziale, però. Le pressioni sindacali hanno avuto la meglio, i giovani sono stati messi in coda a tutti gli altri e ora il ministro Profumo vorrebbe dare qualcosa a tutti, rimescolando le carte. Ma è un «gioco» che non premia, anzi penalizza l’ultima generazione.

Lei non ha nulla di cui rimproverarsi?

Quello che non abbiamo saputo creare, né con il ministro Moratti, né con il ministro Gelmini, è un sistema di reclutamento centrato realmente sull’autonomia. Ma se né noi né la sinistra ci siamo riusciti, almeno il governo tecnico poteva proporlo con più coraggio. La mia ultima proposta di legge regionale voleva scalfire l’impostazione rigidamente centralistica che rappresenta il nostro male più grave. Non ci sono riuscita ed è stata una grande delusione.

Il governo Monti sta sbagliando qualcosa?

Questo governo tecnico si trova a vivere una stagione politica assolutamente inedita e unica. Aveva − e credo abbia ancora − ampi margini di manovra, ma che non sembra intenzionato a sfruttare. Dalla compagine di tecnici scelta dal professor Monti ci saremmo aspettati un salto di qualità più netto a favore delle autonomie, ma devo riconoscere che non si è visto nulla.

 



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COMMENTI
12/09/2012 - Mancano 11,8 mld alla media Ocse (Vincenzo Pascuzzi)

Tanto concorso per nulla. 1) Mi sembra che proprio nessuno voglia il concorsone proposto da Profumo: Aprea lo critica coerentemente ai suoi particolari obiettivi; altri (io compreso) dal versante opposto (http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120911171357); 2) Mi sembra gratuita e infondata l’affermazione di V. Aprea: “Ora, appare fuori da ogni logica dare una possibilità di abilitazione a 40-50enni quando c’è un canale abilitante predisposto per le nuove generazioni, e cioè il Tfa”. La logica la conosceranno gli interessati. 3) Il ministro e il governo glissano sul fatto che Ocse assegna all’Italia il fanalino di coda negli investimenti per la scuola: “Complici i tagli apportati negli ultimi anni [e l’Aprea ne sa qualcosa!], l'Italia è scivolata al penultimo posto tra i paesi industrializzati per la spesa nella scuola. Come sottolinea un rapporto dell'Ocse, con una spesa per l'istruzione pari al 9% del totale della spesa pubblica la penisola è al 31° posto su 32 paesi presi in considerazione, contro una media Ocse del 13%. Solo il Giappone è più avaro nei confronti della scuola. La spesa, sottolinea lo studio Education at a glance, è inoltre in calo rispetto al 9,8% del 2000 e se rapportata al Pil è pari al 4,9% contro il 6,2% della media Ocse, confermando la posizione di fondo classifica dell'Italia (31ª su 37 paesi)”. 4) Dal 4,9% al 6,2% la differenza è pari a circa 11,8 mld di euro!