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SCUOLA/ Tutti i problemi di un concorso che fa fuori Tfa e autonomia

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Il prossimo 25 settembre la Gazzetta Ufficiale dirà finalmente come il ministro Profumo intende assumere 12mila docenti. Il nuovo concorso però fa discutere, e non solo per le ultime novità che ipotizzano di spalmare su tre anni, invece che in uno, i 12mila posti in palio, assottigliando di molto il contingente che potrebbe entrare nella scuola prima di un nuovo bando. Per Valentina Aprea, assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, il concorso ha il grave difetto di centralizzare il reclutamento dei docenti, passando un colpo di spugna su 15 anni di sforzi per introdurre e consolidare l’autonomia scolastica. Per non parlare della volontà di premiare i giovani e il merito, nulla più che un’apprezzabile dichiarazione di intenti.

Su che cosa non è d’accordo, assessore?

Innanzitutto, ritengo inopportuno emanare un bando di concorso senza aver operato una revisione della disciplina di reclutamento che dia maggior peso alle scuole autonome. In secondo luogo, mi pare inopportuno bandire un concorso contestualmente ai percorsi di Tfa.

Il nuovo canale abilitante sta scontando gli errori del ministero in fase di preselezione: l’ormai nota vicenda dei quiz sbagliati, con conseguente ampliamento degli ammessi alle prove che sono passati da 25mila a 49mila…

Appunto. Si creano in questo modo due canali abilitanti, in concorrenza tra di loro. Una volta fatto il concorso ci sarà un numero molto elevato di abilitati con legittime aspettative di assunzione.

Al netto di quello che vedremo scritto nel bando, la cui emenazione è prevista per il 24 settembre, cosa si può dire della platea dei potenziali concorrenti?

Occorre precisare, perché non tutti lo sanno, che la legge di riferimento per il bando di questo concorso è del 1999: la 124 del ’99, per l’esattezza. Questo merita di per sé qualche considerazione, che farò più avanti. Per prima cosa, i requisiti di accesso creano molte, molte riserve. Potranno accedere al concorso i già abilitati anche vincitori di concorso o iscritti nelle Gae (graduatorie a esaurimento, ndr); e in tal caso la finalità dei partecipanti è quella di acquisire un miglior punteggio. In questo caso, il concorso si rivolge a chi ha già titolo per l’assunzione…

E se chi concorre con questi requisiti non passa il concorso?

Semplice: in caso di mancato superamento del concorso rimarrà in graduatoria, con prospettiva di immissione in ruolo. Si è detto che così facendo, permettettendo cioè di scalare posizioni in graduatoria, si accelerano le assunzioni e le immissioni in ruolo. A me sembra solo un «facite ammuina» di borboniana memoria: un rimescolamento generale, ma con gli stessi protagonisti interessati da un lato alle supplenze annuali, dall’altro all’immissione in ruolo. Non si parlava di premiare i capaci e i meritevoli?

Dimentica l’altra quota di partecipanti: i non abilitati.



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COMMENTI
12/09/2012 - Mancano 11,8 mld alla media Ocse (Vincenzo Pascuzzi)

Tanto concorso per nulla. 1) Mi sembra che proprio nessuno voglia il concorsone proposto da Profumo: Aprea lo critica coerentemente ai suoi particolari obiettivi; altri (io compreso) dal versante opposto (http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120911171357); 2) Mi sembra gratuita e infondata l’affermazione di V. Aprea: “Ora, appare fuori da ogni logica dare una possibilità di abilitazione a 40-50enni quando c’è un canale abilitante predisposto per le nuove generazioni, e cioè il Tfa”. La logica la conosceranno gli interessati. 3) Il ministro e il governo glissano sul fatto che Ocse assegna all’Italia il fanalino di coda negli investimenti per la scuola: “Complici i tagli apportati negli ultimi anni [e l’Aprea ne sa qualcosa!], l'Italia è scivolata al penultimo posto tra i paesi industrializzati per la spesa nella scuola. Come sottolinea un rapporto dell'Ocse, con una spesa per l'istruzione pari al 9% del totale della spesa pubblica la penisola è al 31° posto su 32 paesi presi in considerazione, contro una media Ocse del 13%. Solo il Giappone è più avaro nei confronti della scuola. La spesa, sottolinea lo studio Education at a glance, è inoltre in calo rispetto al 9,8% del 2000 e se rapportata al Pil è pari al 4,9% contro il 6,2% della media Ocse, confermando la posizione di fondo classifica dell'Italia (31ª su 37 paesi)”. 4) Dal 4,9% al 6,2% la differenza è pari a circa 11,8 mld di euro!