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SCUOLA/ Chiosso: i tablet? L'importante è non "dimenticarsi" degli studenti

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Ritengo che questo sia un passaggio delicato poiché immagino che la classe docente non sia ancora preparata ad avvalersi delle nuove tecnologie e a conseguire un metodo di insegnamento più moderno rispetto al passato. Credo che maestri e professori siano ancora molto legati al quaderno e al libro tradizionale. Questo, però, aiuterà all'attuazione di una piccola rivoluzione: un ricambio, fisiologico e generazionale, della classe docente che avrà maggiore familiarità con le nuove tecnologie. Nel giro di pochi decenni la fisionomia della scuola cambierà radicalmente.

 

Che cos'è secondo lei una lezione "2.0"?

 

Penso che l'aspetto interessante della modernizzazione degli strumenti sia il fatto che il ministero abbia la possibilità di sondare la diversità di apprendimento fra classi che continuano l'attività ordinaria di insegnamento e quelle che, invece, utilizzano tecniche più innovative. Da questo sarà possibile dedurre come e sotto quali aspetti si evolve il mondo della scuola.

 

Come si dovrebbe colmare il deficit di modernità nella scuola?

 

La scuola è un universo in cui convivono realtà totalmente diverse, sia per ragioni geografiche che per ragioni ambientali. Nel sistema scolastico coesistono scuole straordinariamente moderne accanto ad altre molto vecchie. Non mi riferisco alle differenze fra nord e sud: certe differenze convivono anche fra istituti situati in una stessa città. Penso che proprio la diversità sia uno dei punti di forza della scuola italiana perché è sintomo del superamento della standardizzazione e dell'omogeneità, ed è la spia dell'autonomia scolastica e della libertà di gestione.

 

E' stata creata un'applicazione per i genitori per sapere tutto del proprio figlio. Secondo lei le nuove tecnologie come possono migliorare − se lo fanno − una relazione educativa?

 

E' certamente uno strumento utile che permette ai genitori, direttamente da casa, di seguire l'andamento del figlio. Ribadisco, però, che la partecipazione delle famiglie non va sacrificata allo strumento tecnologico che non deve bypassare i rapporti fra genitore ed insegnante, o fra quest'ultimo e l'alunno.

 

Non c'è secondo lei in tutto questo il rischio di un rovesciamento tra mezzi e fini? Che conclusioni ne trae?

 

Il rischio di un rovesciamento fra mezzi e fini c'è eccome. Le tecnologie vanno potenziate ma il fine della scuola non è sapere usare bene il computer o essere in grado di accedere in breve tempo ad alcune informazioni. Per alcuni può essere solo retorica, ma la scuola è un'esperienza di avvicinamento alla cultura, di sviluppo intellettuale, di curiosità e di soddisfazione personale.




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