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SCUOLA/ Perché un giovane diventa bullo?

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Il bullo manifesta una richiesta di potere o strapotere, una celebrazione dell’autodeterminazione. Egli decide su cosa sperimentare il suo potere, la sua forza, la sua sopraffazione, sceglie il dove, il come, il quando. Perché al bullo è mancata la sperimentazione delle emozioni. E le emozioni non si insegnano, si sperimentano e, una volta accettata la legittimità delle emozioni, ci si chiede chi abbia mai avuto la possibilità di costruire delle occasioni di riflessività  pregnante, per intervento di qualcuno che lo guidasse nella sua storia di vita. 

Al bullo è mancata un’educazione relazionale affettiva, capace di fargli attivare il rispetto per l’altro da sé, del riconoscimento dei suoi doveri e dei diritti degli altri. Il bullo vive la "presenza", si autodetermina nella violenza, nell’etero-distruttività, diviene simulacro di una sub-cultura della disaffezione, del nichilismo, del pressappochismo, dei disvalori, dell’incapacità di riconoscere l’altro, di de-responsabilizzazione totale, di irriconoscenza nella dinamica dei nessi causali, incurante della gravità del risultato cui può giungere il suo agire persecutorio.

Alla fine di tutto qualcuno può ancora pensare che i furbi e i prepotenti avranno sempre la meglio.

 



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COMMENTI
14/09/2012 - Quali saranno le proposte operative? (Anna Di Gennaro)

Analisi molto interessante. Ho chiara memoria di progetti europei per contrastare il bullismo realizzati vent'anni or sono. Ci era stato proposto di lavorare e riflettere su un fascicolo a fumetti assieme ai nostri alunni mentre l'incaricato chiariva i termini e sollecitava il dibattito sull'esperienza. Ma allora pareva esagerato pre-occuparsene, almeno nella nostra scuola. Tempo fa ho sentito parlare alla radio (RAI UNO) di una proposta UK volta ad incentivare la permanenza a casa delle mamme fino al terzo anno di vita del figlio. Studi sociologici avevano infatti evidenziato la maggiore incidenza di fenomeni di bulling tra i ragazzi inseriti anzitempo nei nidi per consentire alle mamme di tornare al lavoro. L'incentivo consisteva nel "pagare" 750 euro alle madri che desideravano e si sentivano in grado di rinunciare temporaneamente al lavoro fuori casa. Pare che il miglioramento della relazione affettiva e della comunicazione positiva, possa incidere sulla crescita maggiormente equilibrata e leale. Altresì i danni derivanti dal bullismo costituiscono un costo notevole per le casse del Regno Unito. Non sono certa sia stato realizzato e forse ne sapranno qualcosa di più gli amici inglesi del sussidiario. Occorre esperire strategie educative e scelte politiche che invertano la tendenza. Se ne tratterà durante la trasmissione "Parliamone in famiglia" su Rai 2, ore 16.00 di lunedì 17 p.v. dov'è stato invitato anche lo specialista Lodolo D'Oria, in veste di papà di quattro figli...

 
14/09/2012 - ma c'è una responsabilità delle Istituzioni? (Claudio Cereda)

Non so se lo farò perché non ho sufficiente cultura giuridica per entrare nel merito della sentenza della Cassazione ma mi chiedo: 1) non si sta esagerando con la linea della comprensione e del politicamente corretto? 2) perché si colpisce una docente che ha reagito con "eccesso di passione" ad una grave ingiustizia in atto e non si fa nulla verso la famiglia che è la prima responsabile della mancata crescita del proprio figlio, anzi, le si dà ragione? 3) quando nel 68 facevamo la lotta all'autoritarismo non avevamo in mente la società della deresponsabilizzazione.