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SCUOLA/ Ugolini: tre riforme a costo zero per fermare l'abbandono

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Il dato dell’indagine  che parla del 23% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni  che non studiano e non lavorano è altissimo, anche se non tiene conto dei ragazzi che frequentano i corsi di formazione triennali per il conseguimento di una qualifica professionale. I giovani che frequentano questi corsi tra i 15 e i 18 anni, sono passati da 93.338 nel  2005 al 142.140 nel 2009. Ciò dimostra che in questi anni la formazione professionale è stata capace di  intercettare tanti giovani tra i 15 e i 18 anni che altrimenti avrebbero lasciato qualunque percorso formativo. Rimane molto da fare. Il tasso di dispersione scolastica − in Italia è ancora alto, si attesta al 18,8% e varia moltissimo da regione a regione − raggiunge punte del 23% in Campania e del 26% in Sicilia. Dobbiamo ripartire innanzitutto da qui, migliorando la qualità della proposta educativa e formativa.

Che cosa lei e il governo state facendo?

Il governo ha appena approvato un bando per sbloccare i fondi Ue (200 milioni di euro) destinati alle quattro regioni “Obiettivo convergenza”: Sicilia, Campagna, Calabria e Puglia, per promuovere opere e reti di scuole che possano arginare la dispersione scolastica e il fallimento formativo precoce. Lo scopo è rafforzare le competenze di base nel primo ciclo e realizzare percorsi capaci di motivare gli adolescenti e sostenere gli insegnati e famiglie nel loro compito educativo. L’altra direzione in cui ci stiamo muovendo è quella di potenziare l’istruzione e la formazione tecnica e professionale in tutte le sue forme, collegandole alle filiere produttive: dagli istituti tecnici e professionali ai percorsi triennali, a modelli più flessibili come le botteghe scuola utilizzando anche  la forma dell’apprendistato in diritto-dovere. Siamo convinti che solo aiutando ogni ragazzo a trovare la propria strada sarà concretamente possibile combattere il fenomeno dei Neet.

Come vede la situazione dei laureati che non trovano lavoro?

Il titolo di studio non basta. Occorre agire in modo più incisivo sull’orientamento dei ragazzi, potenziando la filiera scuola-università-lavoro, migliorare la proposta formativa dell’università, e potenziare il livello di formazione terziaria non universitaria sul modello tedesco. Mi riferisco agli Its, le scuole speciali che prevedono metà del curriculum svolto all’interno dell’ambiente di lavoro.

Dai dati emerge che in Italia, rispetto all'Ue, è in aumento la spesa per l'istruzione proveniente da portafogli privati. Come valuta questo fatto?

Tra il 2000 e il 2009, la percentuale della spesa per il finanziamento per l’istruzione da parte di privati, in particolar modo da parte delle famiglie, è aumentato mediamente in tutti i paesi Ocse. In Italia si registra un lieve aumento per l’istruzione primaria e secondaria (dal 2,2% al 3%), l’incremento più consistente è nell’istruzione universitaria (dal 22.5% al 31.4%). Questo dato indica che la società civile inizia ad investire sull’istruzione come bene prioritario.

Come spiega il “primato” delle donne in molti indicatori?



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COMMENTI
16/09/2012 - Stato giuridico dei docenti (Teodosio Orlando)

Alla domanda sulla "diminuzione del valore reale degli stipendi degli insegnanti (che guadagnano il 40% in meno all’anno)" il sottosegretario risponde con un'evasività in puro stile politichese-burocratese sindacalese: "Nel nostro Paese occorre cambiare mentalità, rivedere lo stato giuridico dei docenti, per considerarli finalmente dei professionisti e non dei burocrati". Ammettiamo anche che sia vero: si tratta di un auspicio così vago e generico che rimanda tutto alle calende greche, mentre, se avesse voluto quanto meno non risolvere il problema ma porre fine a una clamorosa ingiustizia a opera del trio Tremoni-Gelmini-Brunetta, avrebbe detto: "Intanto vi restituiamo gli scatti di anzianità bloccati e riapriamo le trattative per il contratto, in modo da darvi quei minimi aumenti fisiologici connessi al tasso di inflazione (un centinaio di miseri euro in più al mese). Per aumenti più cospicui aspettiamo tempi migliori non di crisi in cui rivedremo anche il vostro statuto giuridico". Invece, con la protervia tecnocratica tipica di un governo attento solo allo spread qual è quello di Monti, ci si rifiuta pateticamente anche di ripristinare i diritti violati. Peggio ancora, neppure si pensa ad abrogare l'odiosa disposizione di Brunetta che ci toglie 5 euro per ogni giorno di malattia (cosa che in Europa, ad es. alla Scuola Europea di Monaco dove attualmente sono comandato, sarebbe inimmaginabile).