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SCUOLA/ Ugolini: tre riforme a costo zero per fermare l'abbandono

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Le donne sono spesso più sistematiche e determinate negli studi degli uomini, e i dati dell’indagine lo dimostrano. L’Italia può vantare una delle percentuali più alte tra i Paesi Ocse per la proporzione di donne che conseguono una qualificazione elevata di ricerca, come il dottorato (52%, contro la media Ocse del 46%), per la proporzione delle laureate in materie scientifiche (52%) e per la proporzione dei laureati donna in ingegneria pari al 33%, che è tra le più alte nei Paesi Ocse.

Due dati critici riguardano il tempo scuola, che in Italia resta più lungo che in Europa, e la diminuzione del valore reale degli stipendi degli insegnanti (che guadagnano il 40% in meno all’anno). Qual è il suo commento?

Non è un problema di quantità, ma di qualità. Uno studente può rimanere a scuola molte ore anche senza trarne il minimo beneficio. Non basta stare a scuola, dietro un banco, per crescere ed imparare. Il problema è l’efficacia della proposta educativa. Un obiettivo che non è quantificabile solo nei risultati di apprendimento, ma nella capacità della scuola di aiutare ogni ragazzo a sfruttare i propri talenti. Per quanto riguarda gli insegnanti abbiamo tanta strada da fare. Nel nostro Paese occorre cambiare mentalità, rivedere lo stato giuridico dei docenti, per considerarli finalmente dei professionisti e non dei burocrati.

Misure a costo zero per la scuola?

Ce ne sono tante. Ne dico solo tre: favorire l’alternanza scuola lavoro, l’orientamento e la formazione dei docenti attraverso la collaborazione della società civile, del mondo della ricerca e dell’università. Stiamo firmando un accordo con il Cnr, che metterà a disposizione i suoi ricercatori e i suoi laboratori per  fare formazione ai docenti e potenziare l’offerta formativa anche agli studenti, per aiutarli a scegliere cosa fare. Dobbiamo regale alle nuove generazioni il patrimonio di esperienza e di conoscenza che ha fatto la grandezza del nostro paese. E questo può essere fatto senza il ricorso a nessuna legge.

 



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COMMENTI
16/09/2012 - Stato giuridico dei docenti (Teodosio Orlando)

Alla domanda sulla "diminuzione del valore reale degli stipendi degli insegnanti (che guadagnano il 40% in meno all’anno)" il sottosegretario risponde con un'evasività in puro stile politichese-burocratese sindacalese: "Nel nostro Paese occorre cambiare mentalità, rivedere lo stato giuridico dei docenti, per considerarli finalmente dei professionisti e non dei burocrati". Ammettiamo anche che sia vero: si tratta di un auspicio così vago e generico che rimanda tutto alle calende greche, mentre, se avesse voluto quanto meno non risolvere il problema ma porre fine a una clamorosa ingiustizia a opera del trio Tremoni-Gelmini-Brunetta, avrebbe detto: "Intanto vi restituiamo gli scatti di anzianità bloccati e riapriamo le trattative per il contratto, in modo da darvi quei minimi aumenti fisiologici connessi al tasso di inflazione (un centinaio di miseri euro in più al mese). Per aumenti più cospicui aspettiamo tempi migliori non di crisi in cui rivedremo anche il vostro statuto giuridico". Invece, con la protervia tecnocratica tipica di un governo attento solo allo spread qual è quello di Monti, ci si rifiuta pateticamente anche di ripristinare i diritti violati. Peggio ancora, neppure si pensa ad abrogare l'odiosa disposizione di Brunetta che ci toglie 5 euro per ogni giorno di malattia (cosa che in Europa, ad es. alla Scuola Europea di Monaco dove attualmente sono comandato, sarebbe inimmaginabile).