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SCUOLA/ Ugolini: tre riforme a costo zero per fermare l'abbandono

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Anche quest’anno sono arrivati i dati di Education at a glance, il rapporto Ocse sull’istruzione che misura la stato di salute della nostra scuola. E i voti dell’Italia, come stesso accade, non sono lusinghieri. Non mancano nemmeno quelli positivi, come l’aumento dei laureati e la sostanziale condizione di tenuta occupazionale dei nostri diplomati. Ma i numeri dell’abbandono relativi ai giovani inattivi (i Neet) sono preoccupanti e sollecitano politiche urgenti per fronteggiare il declino. «Occorre rafforzare le competenze di base nel primo ciclo. L’altra direzione in cui ci stiamo muovendo è quella di potenziare l’istruzione e la formazione tecnica e professionale in tutte le sue forme, collegandole alle filiere produttive». Elena Ugolini, sottosegretario all’Istruzione, commenta i dati e spiega l’azione del governo.

Sottosegretario, dal suo punto di vista quali sono i dati più preoccupanti?

I dati più preoccupanti sono due. Uno è quello dei Neet, i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che né lavorano né studiano e nemmeno sono in cerca di un’occupazione: nel 2005 erano il 21% e ora si registra un peggioramento che si attesta al 23%. Il secondo è quello sulla difficoltà che ha la scuola italiana ad agire come ascensore sociale: c’è una correlazione forte tra il titolo di studio dei genitori e quello conseguito dai ragazzi.

Cosa significa?

In Italia, i giovani provenienti da famiglie con bassi livelli di istruzione hanno minori opportunità di raggiungere un livello più elevato di istruzione rispetto ai loro genitori. Oltre il 40% di tali giovani non completa gli studi secondari superiori e meno del 20% raggiunge il livello universitario (in Italia il 44% dei giovani tra 25-34 anni con genitori che non hanno completato la scuola secondaria superiore sono fermi anche loro ad un basso livello di istruzione, contro il 32% della media Ocse). C’è una correlazione fortissima tra la provenienza socio culturale della famiglia e il livello di studi raggiunto dai ragazzi. Fino a pochi decenni fa i figli riuscivano a conseguire un titolo migliore di quello dei genitori, ed avevano la  possibilità di una occupazione migliore. La scuola italiana deve tornare ad a essere il luogo dove è possibile mettere a frutto i talenti e le capacità di ognuno indipendentemente dal background socio culturale delle famiglie di provenienza.

E gli aspetti positivi invece?

Ci sono almeno due aspetti positivi che vanno sottolineati. Il primo è l’aumento del numero dei laureati: il rapporto Ocse rileva che la proporzione dei giovani in Italia che accedono ai programmi universitari è aumentata dal 39 al 49%, sicuramente un effetto dell’entrata in vigore della riforma universitaria. Il secondo è la tenuta occupazionale dei diplomati, che passa dal 72,3% al 72,6% nonostante la crisi.

Siamo tra i paesi con la percentuale di Neet più alta. Cosa si può fare?



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COMMENTI
16/09/2012 - Stato giuridico dei docenti (Teodosio Orlando)

Alla domanda sulla "diminuzione del valore reale degli stipendi degli insegnanti (che guadagnano il 40% in meno all’anno)" il sottosegretario risponde con un'evasività in puro stile politichese-burocratese sindacalese: "Nel nostro Paese occorre cambiare mentalità, rivedere lo stato giuridico dei docenti, per considerarli finalmente dei professionisti e non dei burocrati". Ammettiamo anche che sia vero: si tratta di un auspicio così vago e generico che rimanda tutto alle calende greche, mentre, se avesse voluto quanto meno non risolvere il problema ma porre fine a una clamorosa ingiustizia a opera del trio Tremoni-Gelmini-Brunetta, avrebbe detto: "Intanto vi restituiamo gli scatti di anzianità bloccati e riapriamo le trattative per il contratto, in modo da darvi quei minimi aumenti fisiologici connessi al tasso di inflazione (un centinaio di miseri euro in più al mese). Per aumenti più cospicui aspettiamo tempi migliori non di crisi in cui rivedremo anche il vostro statuto giuridico". Invece, con la protervia tecnocratica tipica di un governo attento solo allo spread qual è quello di Monti, ci si rifiuta pateticamente anche di ripristinare i diritti violati. Peggio ancora, neppure si pensa ad abrogare l'odiosa disposizione di Brunetta che ci toglie 5 euro per ogni giorno di malattia (cosa che in Europa, ad es. alla Scuola Europea di Monaco dove attualmente sono comandato, sarebbe inimmaginabile).