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UNIVERSITA'/ Carvelli (Ceur): dalle tasse agli esami, due proposte per ricominciare

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Nella mostra presentata al Meeting ciò che mi ha colpito sono state le testimonianze della scuola superiore, dove il rapporto tra adulto e allievo è emerso in tutta la sua forza in quanto volto alla sollecitazione della capacità critica dei ragazzi, della loro ragione, dei loro interessi, della loro curiosità e quindi ha stimolato la loro responsabilità. Un maestro è più di un insegnante e non si ferma a trasmettere delle nozioni o delle regole, fa appassionare al sapere, non chiede solo di imparare, ma sollecita una verifica e una responsabilità.

Ora se questo è l'ideale ed è anche il desiderio del corpo studentesco universitario, il punto è che cosa lo permette anche in termini di sistema.Nella m ia esperienza io vedo che la comunità della conoscenza studenti/docenti, nelle varie forme, è possibile già nel sistema universitario, documentata sia nelle esperienze raccontate dalla mostra, sia nei collegi, dove i risultati sono rilevanti in termini di crescita e di successo degli studenti (ma i collegi sono pochi in Italia, dove appena ottomila studenti vi partecipano) e sia attraverso l’esempio di tanti docenti che concepiscono la propria missione fino in fondo, nonostante le condizioni critiche e il contesto in cui devono agire.

Cosa quindi si può proporre in termini programmatici operativi al sistema universitario per permettere a chi ha desiderio di realizzare ambiti di comunità universitaria vera?

Io condivido le proposte della Fondazione per la Sussidiarietà che non sto qui a richiamare (per le quali rimando alla lettura del libretto), ma ci sono due ipotesi immediate che bisognerebbe avere il coraggio di lanciare a tutti i livelli:

1. concedere la libertà agli atenei di aumentare le tasse di iscrizione con la condizione che una percentuale di queste vada ad incrementare la somma delle borse di studio percepite dai non abbienti e il corrispondente obbligo dell’Agenzia delle entrate di effettuare un accertamento reale ed immediato sul reddito dei beneficiari. Questo oltre a ristabilire una equità per cui chi è abbiente paga per il servizio che riceve, costringe gli atenei a considerare i suoi studenti “clienti” rendendo conto loro dei servizi che offre.

2. trovare il meccanismo più adeguato perché i corsi di studio universitari e quindi gli esami da sostenere diminuiscano. Se uno studente deve impegnarsi ogni anno a sostenere 60 crediti, ma spezzettati in decine di materie come farà ad approfondire le più importanti? Come potrà andare all’estero? Come allargherà i suoi orizzonti?

Guardando ciò che si muove in università ci sono più fatti di quelli che pensiamo per poter sperare in un cambiamento.



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