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SCUOLA/ Tablet, pc, Profumo e i conti che non tornano

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Se si mette un PC in ogni aula si può impostare la questione del registro elettronico; viene infatti a cadere una delle difficoltà, quella di dotare i docenti di un PC portatile (net book o tablet) da portarsi a spasso per la scuola. Si può partire da quel PC e attraverso un lavoro accorto dei DS darsi l'obiettivo di arrivare ad un uso generalizzato del registro elettronico: si controllano seriamente le assenze, migliorano la comunicazione e la trasparenza, si diminuisce la carta, si migliora il lavoro delle segreterie.

Vedo invece molto più problematico l'utilizzo di un desktop per la didattica, piazzato sulla cattedra (a parte qualche sporadica ricerca di materiale bibliografico). La soluzione sono le LIM e soprattutto i tablet, che devono stare nelle mani di ogni studente. Nel mese di aprile ho già avuto modi di commentare e criticare, su queste pagine, l'approccio burocratico del ministero sulla questione dei libri di testo. 

Le scuole devono poter dire alle famiglie, che per altro iniziano a chiederlo, ti liberiamo dalla tassa dei libri di testo (totalmente o parzialmente) e ti proponiamo di investire in tecnologia: compera un tablet a tuo figlio, invece di spendere dai 200 ai 400 euro in libri di testo e noi ci impegnano ad attuare una didattica che metta al centro due principi: la produzione di materiale didattico da parte dei docenti, l'utilizzo della rete come strumento di ricerca e documentazione.

Ci sono due scogli da affrontare ed è su essi che vedrei un ruolo positivo del ministro: la lobby delle case editrici scolastiche (che trovo tanto somiglianti alla lobby dell'industria farmaceutica nella sua resistenza verso i farmaci generici), le resistenze dei docenti che si troverebbero nella necessità di cambiare il proprio modo di lavorare e che vivrebbero, inizialmente, una condizione di subalternità tecnologica nei confronti degli studenti.

Si parla da anni di editoria digitale e l'unico cambiamento visibile è consistito nel rendere disponibili, insieme alla carta, i file PDF che vengono usati per stampare il libro. Non è questa la innovazione.

Profumo è arrivato al ministero con fama di tecnico-scienziato attento ai processi di innovazione. Se la sente di accettare la sfida?



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COMMENTI
15/09/2012 - Ma il dizionario no (Margherita Giambi)

Avevo già apprezzato la precedente analisi. Uno dei problemi maggiori del provvedimento sarà il rapporto con le case editrici. Io insegno lettere e faccio uso di liberliber o latinlibrary, che mi permettono di scegliere il materiale didattico invece che demandare la scelta alle case editrici. Questo esclude in larga parte la letteratura contemporanea e la fruibilità dei commenti migliori (sempre assenti soprattutto nei libri di testo del biennio). C'è anche un altro problema: il rapporto con la carta. Il tablet non può sostituire didatticamente in toto quaderni e libri. Può contenere cartine, mappe concettuali, commenti, esercizi, video ma non testi (di studio, letterari) e soprattutto dizionari che presuppongono una lunga lettura o quaderni degli appunti che preferibilmente andrebbero redatti a penna. Il rischio è quello di non educare alla competenza del pensiero lineare.

 
14/09/2012 - Ma nella USB si può infilare la penna d'oca? (Sergio Palazzi)

Mi associo a entrambi. Quasi 10 anni fa (e ogni 3-4 anni passa un'era geologica), in una scuola già cablata in ogni aula, facevo lezione spostando un carrello con pc e proiettore. Poi usando un portatile mi bastava spostare il proiettore. E già a fine secolo scorso usavo risorse di rete come materiale di studio: non solo pagine web ma anche libri regolarmente scaricabili in PDF, con ISBN etc. (io stesso avevo un mio libro completo in rete già nel 99-2000). Poi mi sono reso conto che (1) ero in un'isola felice perché in poche scuole potevo contare su un servizio simile; (2) questa flessibilità on demand sembrava troppo semplice rispetto a murare qualche costosa LIM in qualche rara aula, e tutti gli altri niente; 3) forse, scaricando testi professionali aggiornati, gratuiti ed autentici (magari manuali ufficiali editi da ministeri ed enti pubblici), turbavo il sereno mercato editoriale scolastico; oggi si devono inserire gli estremi delle adozioni in un software centralizzato vagamente orwelliano, che accetta solo quel che sta nei Sacri Canoni; (4) di recente, di fronte alla strombazzata possibilità che gli studenti 2.0 comprassero solo la copia elettronica del libro, lo scandalo di alcuni colleghi: "attenzione, potrebbero non comprare il cartaceo!". Etc. Non so perché, ma rebus sic stantibus questi annunci di informatizzazione dall'alto mi lasciano vaghi dubbi. E poi, dice Cereda, qualcuno ha calcolato i kilovoltampere per 30 prese per aula? Oh, sarei felice di sbagliarmi...

 
14/09/2012 - Analisi perfetta (Franco Labella)

Poche volte mi è capitato di leggere analisi così acute e valutazioni così condivisibili. Spero che l'ufficio stampa del MIUR legga con attenzione e trasmetta a chi di dovere.