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SCUOLA/ 2. Così un Comune taglia i fondi alle materne e mette all'angolo mille famiglie

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L’amarezza cresce pensando alla lunga tradizione dell’esperienza educativa nata “dal basso”: “La scuola d’infanzia di Rebbio avrebbe compiuto giusto 100 anni nel 2014 e già c’era aria di preparativi per festeggiare l’evento”, ammette lo stesso presidente descrivendo “l’opera avviata un secolo fa grazie all’intraprendenza e ai sacrifici di tanta gente umile, contadini e operai, supportati anche dalla generosità di benefattori che, fra l’altro avevano donato il terreno per l’edificazione”.

“La stessa esistenza di queste scuole d’infanzia cosiddette private costituisce un risparmio per l’ente pubblico. L’esito deleterio di questi tagli ricade sull’intera collettività” incalza il rettore dell’Istituto Orsoline don Carlo Puricelli che ha aperto solo tre anni fa anche le sezioni di scuola d’infanzia attualmente frequentate da una cinquantina di bambini. “Mentre per gli altri gradi di scuola possono entrare in gioco motivi ideologici nel confronto fra servizi gestiti da soggetti diversi, per la scuola d’infanzia il privato ricopre un ruolo macroscopico di supplenza: qualora dovessimo chiudere, come del resto già hanno chiuso molte realtà proprio per mancanza di risorse, l’ente pubblico si dovrebbe accollare una situazione ingestibile. Spero proprio che la miopia degli amministratori non arrivi a tanto”. 

Ed è questa la speranza, per ora solo un forte grido di allarme, che circola fra educatori e genitori, non meno di un migliaio di famiglie che da qualche giorno si sentono attanagliate da un problema enorme, da un’incertezza che pesa sul futuro dei figli. Intanto il presidente Fism ha già bussato al comune dove, insieme ai rappresentanti delle varie scuole coinvolte, ribadirà lo stesso contenuto che in questi giorni non manca di divulgare per fare chiarezza su “una decisione incongruente e inaccettabile”. “Non siamo ‘asili privati’ − così tuona − ma scuole dell’infanzia paritarie della Repubblica Italiana, che svolgono un pubblico servizio nel sistema nazionale integrato di istruzione, con costi 11 volte inferiori per lo Stato, rispetto ai medesimi costi riferiti alle scuole dell’infanzia statali!”.

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