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SCUOLA/ Non dimentichiamoci di valutare (anche) gli insegnanti

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Per questo, il Ministro Gelmini agì lungo due direttrici: da una parte, valorizzando ed estendendo in via sperimentale le osteggiate prove Invalsi alle scuole secondarie di secondo grado; dall'altra, disegnando un sistema nazionale di valutazione sulle ormai famose tre gambe: dell’Invalsi, dell'Indire e del Corpo degli Ispettori. Relativamente ai primi due, si arrivò ad approvare un piano straordinario di reclutamento per affrontare i compiti impegnativi di un sistema nazionale di valutazione, ciò che proprio oggi rischia di essere bloccato dal provvedimento sulla spending review.

La scelta delle sperimentazioni per costruire l'oggetto delle valutazioni era obbligata per superare la diffidenza latente tra i docenti. Per questo si ritenne che le scuole, su base volontaria, andassero valutate con criteri preventivamente condivisi, anche tenendo conto dei risultati ottenuti dagli stessi alunni nel precedente test Invalsi della quinta primaria.

Se il nuovo regolamento contiene importanti elementi ormai acquisiti, è assente, invece, la valutazione degli insegnanti su cui Gelmini aveva lanciato una specifica sperimentazione sull'autovalutazione professionale, l'apprezzamento di ciascun insegnante comprovato e condiviso all'interno di ciascuna scuola e l'apprezzamento degli stessi insegnanti da parte dei genitori e degli studenti degli ultimi due anni delle scuole secondarie di II grado.

Forse è mancato il coraggio di superare il blocco di conservatorismo che ancora vincola l'affermazione di una scuola più legata al merito. Ma ancora è presto per giudicare.



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COMMENTI
17/09/2012 - già fatto! (paolo prioretti)

Provenire da esperienze lavorative del mondo privato (ISO9000) "forma" il concetto di valutazione e di autovalutazione. In 5 anni di supplenze ho sperimentato con i ragazzi la "mia" valutazione in abbinamento all'apprezzamento del lavoro svolto dagli stessi colleghi e capi d'istituto dove ho prestato servizio. Con modalità relazionali e formali. Ma ... non sono giovane, perbacco, e non sono abilitato! 2 perniciose malattie che contagiano il bel pensiero di oggi. Lascio i commenti ad altri. Il docente Mereghetti e l'autore dell'articolo pensano che la valutazione sarà solo per i docenti di ruolo oppure per tutti? e con che esiti? io ero già pronto. mi faccio gli auguri per quest'anno. Una conclusione. Lo considerate un dettaglio amare questo lavoro e "competere" alla mia età per il TFA oppure un illusione?

 
17/09/2012 - GIUSTO! MA COME? (Gianni MEREGHETTI)

E' giusto che si valutino gli insegnanti ed è giunta finalmente l'ora in cui la valutazione sia vista non secondo la logica comune della punizione, ma per quello che è, ossia valutare è far crescere chi insegna, chi è disponibile ad essere messo in discussione e nello stesso tempo valorizzato da un giudizio su quel che fa, su quel che insegna e come lo insegna. Oggi però si ha paura a valutare gli insegnanti e gli insegnanti non è che amino essere valutati. Andiamo allora a vedere il perchè di questa difficoltà! E uno dei perchè lo troveremo nel fatto che si valuta riducendo, ovvero chi valuta ingabbia il lavoro dell'insegnante, per cui di fatto non capisce nè i punti di forza nè quelli di debolezza. Questo è il problema, la riduzione dell'insegnamento a regole prestabilite e con questo il suo smantellamento. Bisogna introdurre un nuovo modo di valutazione dell'insegnamento, una valutazione che sappia cogliere la specificità di ogni insegnante e la sua capacità di aprire una sfida continua alla ragione dei suoi studenti. Valutiamo gli insegnanti, ma sul campo e non vedendo se obbediscono a degli standard che spesso sono astratti! E quindi del tutto inutili a valutare la realtà dell'insegnamento, la sua efficacia.