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SCUOLA/ Non dimentichiamoci di valutare (anche) gli insegnanti

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Il regolamento sulla valutazione che potrebbe entrare in vigore il prossimo autunno è una delle riforme più interessanti per la scuola italiana. La legge che istituirà il sistema nazionale di valutazione prevede per le istituzioni scolastiche diverse procedure sia di autovalutazione (sulla base dei dati del Ministero e delle rilevazioni sugli apprendimenti, oltre che sul “valore aggiunto” individuato dall’Invalsi) che di valutazione esterna (sulla base di indicatori definiti dall’Invalsi per facilitare eventuali piani di miglioramento). Non è difficile prevedere che le polemiche non mancheranno ma, intanto, si procede nella giusta direzione, con uno sforzo che apporterà indiscutibilmente una migliore qualità degli apprendimenti.

A onor del vero, però, bisogna anche ammettere che questo processo sia stato promosso all’inizio dell’attuale Legislatura, con orientamenti già presenti nel precedente Governo. E non poteva essere diversamente, dal momento che, da qualsiasi parte si torni ad affrontare il problema del miglioramento della nostra scuola, la soluzione passa per la costruzione di un efficiente sistema valutativo. Occorreva acquisirne consapevolezza e iniziare in qualche modo. Cosa che è stata fatta, e non da oggi.

Al contrario, non sono mancate dichiarazioni di commentatori che hanno oscurato quanto fatto in precedenza. Una damnatio memorie che mette ancora in evidenza la difficoltà della nostra attuale cultura di concentrare gli sforzi sulla lunga strada da percorrere invece che sul bersaglio dei presunti avversari. Si è giunti persino ad esaltare i contenuti già sperimentati del regolamento sulla valutazione, presentandoli come evidente prova di discontinuità.

In realtà, il regolamento del Ministro Profumo mette a regime i risultati delle sperimentazioni estendendole a tutte le scuole, quando la costruzione di un sistema nazionale di valutazione era considerata da tempo un punto irrinunciabile delle politiche scolastiche. Esse dovevano favorire la nascita di una scuola più legata al merito, capace di rendicontare i propri risultati e di rendere pubblica la loro misurazione. Ciò, anche per consentire alle famiglie una scelta più accorta dell'istituto scolastico dove mandare i figli. 



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COMMENTI
17/09/2012 - già fatto! (paolo prioretti)

Provenire da esperienze lavorative del mondo privato (ISO9000) "forma" il concetto di valutazione e di autovalutazione. In 5 anni di supplenze ho sperimentato con i ragazzi la "mia" valutazione in abbinamento all'apprezzamento del lavoro svolto dagli stessi colleghi e capi d'istituto dove ho prestato servizio. Con modalità relazionali e formali. Ma ... non sono giovane, perbacco, e non sono abilitato! 2 perniciose malattie che contagiano il bel pensiero di oggi. Lascio i commenti ad altri. Il docente Mereghetti e l'autore dell'articolo pensano che la valutazione sarà solo per i docenti di ruolo oppure per tutti? e con che esiti? io ero già pronto. mi faccio gli auguri per quest'anno. Una conclusione. Lo considerate un dettaglio amare questo lavoro e "competere" alla mia età per il TFA oppure un illusione?

 
17/09/2012 - GIUSTO! MA COME? (Gianni MEREGHETTI)

E' giusto che si valutino gli insegnanti ed è giunta finalmente l'ora in cui la valutazione sia vista non secondo la logica comune della punizione, ma per quello che è, ossia valutare è far crescere chi insegna, chi è disponibile ad essere messo in discussione e nello stesso tempo valorizzato da un giudizio su quel che fa, su quel che insegna e come lo insegna. Oggi però si ha paura a valutare gli insegnanti e gli insegnanti non è che amino essere valutati. Andiamo allora a vedere il perchè di questa difficoltà! E uno dei perchè lo troveremo nel fatto che si valuta riducendo, ovvero chi valuta ingabbia il lavoro dell'insegnante, per cui di fatto non capisce nè i punti di forza nè quelli di debolezza. Questo è il problema, la riduzione dell'insegnamento a regole prestabilite e con questo il suo smantellamento. Bisogna introdurre un nuovo modo di valutazione dell'insegnamento, una valutazione che sappia cogliere la specificità di ogni insegnante e la sua capacità di aprire una sfida continua alla ragione dei suoi studenti. Valutiamo gli insegnanti, ma sul campo e non vedendo se obbediscono a degli standard che spesso sono astratti! E quindi del tutto inutili a valutare la realtà dell'insegnamento, la sua efficacia.