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SCUOLA/ C'è una "rivoluzione silenziosa" che minaccia gli studenti

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Ma la scuola non può essere solo informazione, neppure quella veloce e precisa che le nuove tecnologie rendono finalmente possibile. Scopo della scuola è quello di mettere ogni studente nelle condizioni di un affronto critico di ogni contenuti, di una personalizzazione delle conoscenze. L'insegnante non verrà sostituito dai computer solo se si prenderà tutto lo spazio possibile per tentare con i suoi l'avventura della critica.

Ben venga quindi la Lim o il tablet, ma perché con più informazioni diventa più affascinante lavorare alla rielaborazione critica dei contenuti. Per questo sarebbe più ragionevole che il ministro, al posto di inutili rassicurazioni, parlasse chiaro, dicendo a tutti che questo bombardamento di strumenti informatici può portare in due direzioni opposte. Una è quella di ridurre la conoscenza a informazione, il che significherebbe la fine della scuola in quanto luogo di educazione. L'altra è quella di affrontare la svolta prodotta dalle nuove tecnologie come occasione per una più intenso e determinato approccio critico ad ogni contenuto scolastico.

Le Lim e i tablet entreranno in classe, il problema non è che l'insegnante uscirà, ma come userà queste nuove tecnologie, se avrà ancora a cuore che i suoi studenti imparino a giudicare tutto, oppure se si accontenterà di vederli impegnati a comporre le informazioni. Per questo a tutte le classi che saranno occupate dalle nuove tecnologie, suggerisco che, prima di usarle, leggano e riflettano su questo brano di Andrej Siniavskij: "La quantità delle nostre nozioni e informazioni è enorme, ne siamo sovraccarichi, senza che esse cambino qualitativamente. In pochi giorni possiamo fare il giro del pianeta – prendere un aereo e viaggiare senza profitto spirituale, allargando soltanto il nostro raggio informativo. Confrontiamo adesso questi pretesi orizzonti con lo stile di vita dell'antico contadino, che non si spingeva mai al di là del suo praticello e camminava tutta una vita nelle tradizionali ciabatte, fatte a casa. Il suo orizzonte a noi pare ristretto; ma, in verità, com'era grande questa serrata compagine, concentrata in un solo villaggio. Perfino il monotono rituale del pasto... faceva parte di una cerchia di nozioni dal significato universale. Osservando il digiuno e le feste, l'uomo viveva secondo il calendario di una storia comune che cominciava da Adamo e finiva col Giudizio Universale... Il contadino manteneva un legame permanente con l'immensa creazione del mondo, e spirava nelle profondità del pianeta, accanto ad Abramo. Invece noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo... Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro". 

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