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SCUOLA/ Il concorso di Profumo? Nasce morto

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Un esempio? Profumo dovrebbe mettersi d’accordo con Patroni Griffi, il quale vuole cancellare gli uffici scolastici provinciali inserendoli negli “sportelli unici” delle prefetture. Una follia. Perché le scuole non sono una dependance della burocrazia statale. È un ritorno al più bieco centralismo.

È un bene, dunque, puntare sui giovani. Sapendo bene che i “precari storici” stanno comunque pagando i tanti errori del passato. Ma un punto di svolta, prima o poi, doveva arrivare. Se, in poche parole, un docente a 50 anni è ancora precario, una qualche domanda se la dovrà pure porre.

Puntare sui giovani oggi (docenti che hanno meno di 30 anni sono delle vere rarità) è dunque un bene. Ma non basta. Ci vogliono un nuovo stato giuridico, una governance adeguata (che fine farà il testo ora in Commissione VII alla Camera, cioè l’ex Aprea?), delle risorse chiare, assieme al recente decreto sul sistema di valutazione.

Al ministro Profumo mi verrebbe da dire: non possiamo più continuare ad inseguire le buone intenzioni dei ministri pro-tempore. Ci vogliono fatti, decisioni, cioè responsabilità. Cioè la buona politica.

A volte penso che l’unico rimedio all’immobilismo italiano potrebbe essere un bel viaggio per l’Europa. Basterebbe cioe fare un bagno europeo: vedere come nei Paesi del nord Europa sono gli enti locali che gestiscono le scuole, capire come avvengono le valutazione in itinere, e non solo in ingresso come da noi, del docenti, dei presidi, degli ata.

In Italia, basterebbe, lo ripeto, attuare il titolo V della Costituzione. Rimasto sino ad oggi lettera morta. Ma basterebbe dare un’occhiata anche alla buona politica scolastica attuata nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Conoscendo la realtà dal di dentro, non credo più ai maxi-concorsi. Per qualsiasi professione. Preferisco invece tutte quelle iniziative che garantiscono la stretta vicinanza tra ruoli professionali e servizio agli utenti. In altri termini, non credo più al valore taumaturgico dello Stato e delle sue propaggini amministrative, centrali-ministeriali o periferiche-regionali.

Basterebbe consentire con legge dello Stato, una volta stabiliti gli standard nazionali ed un ruolo “terzo” del corpo ispettivo, alle singole regioni, di indire concorsi pubblici, aperti a tutti, ma vincolati alla copertura dei posti della sola regione prescelta, senza quelle furbate già troppe volte denunciate. Sussidiarietà significa rimettere al centro anche nel mondo della scuola gli enti locali, cioè la democrazia della partecipazione, e non più lo Stato-Tutto.

Più in generale, si tratta di capire sino in fondo, è sempre bene ricordarlo, cosa cosa voglia dire “servizio pubblico”. Mentre in passato significava “servizio statale”, nella nostra “società aperta” non può che significare attenzione fortissima verso gli utenti del servizio, cioè la cultura dei risultati. Cultura del servizio, dunque.

In questi termini, è evidente l’ipocrisia che domina anche la scuola italiana. Se è vero, come è vero, che nelle scuole tutti sanno chi sono i bravi docenti (la grande maggioranza), e tutti sanno che i concorsi di vecchio stampo non selezionano i migliori insegnanti, perché continuare su questa strada?

Un concorso ordinario, gestito dal Miur, non farebbe altro che riprodurre all’infinito i soliti mali, anche se darebbe una chance ai giovani in gamba, immolati alla speranza di agguantare un posto (in totale 12mila) su 300mila aspiranti. Non è una questione di quiz sbagliati, o di buste più o meno sottili. Quella è sì una forma-sostanza, necessaria ma non sufficiente. Perché la scuola reale ha altri parametri.



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COMMENTI
02/09/2012 - perché ancora precari a 50 (e più) anni? (Vincenzo Pascuzzi)

Commento limitatamente alla domanda retorica: «Se, in poche parole, un docente a 50 anni è ancora precario, una qualche domanda se la dovrà pure porre», che mi sembra ingenerosa e un po’ maramalda. Gli ancora precari a 50, 40, 60 e più anni sono il risultato – non c’è dubbio - delle fallimentari politiche governative e ministeriali degli ultimi venti anni: precisamente ne sono le vittime. Le principali cause specifiche delle situazioni di “precariato storico” sono: 1) la mancata effettuazione di n. 6 concorsi biennali dal 1999 ad oggi (sono stati governi e ministri ad omettere gli adempimenti); 2) le circa 90.000 cattedre tagliate in tre anni da Gelmini (Hollande ha imboccato la direzione diametralmente opposta); 3) le pensioni ritardate da Fornero (anche qui Hollande ….); 4) il mancato contrasto alla dispersione scolastica, che negli ultimi due anni è addirittura aumentata (risulta pari a circa il 20%, cioè oltre 150mila alunni)! Per esemplificare e concretizzare a livello individuale, segnalo (a chi interessasse) la chiarissima lettera di due docenti precarie di lingua inglese Graziana Giotta e Maria Matropierro. Questo il link: http://www.quindici-molfetta.it/concorso-nazionale-per-insegnanti-la-lettera-di-due-docenti-precarie-di-molfetta-a-quindici_26951.aspx