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SCUOLA/ Le paritarie sono la migliore "medicina" per i Comuni a caccia di soldi

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Neppure viene sfiorata l'amministrazione comunale di Como dall'eventualità di considerare le scuole paritarie (gestite da soggetto privato) e quelle statali, a gestione diretta dello Stato, sullo stesso piano, entrambe chiamate a svolgere un servizio pubblico, riconosciute parte del sistema nazionale di istruzione (vedi legge 62/2000 comma 1) e quindi da supportare in una logica complessiva che porterebbe a calibrare diversamente i costi e i benefici.

E proprio su un orizzonte più vasto ha portato l'attenzione Armando Zuliani, presidente Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) della provincia di Como, portavoce delle famiglie da anni penalizzate nella loro scelta educativa con ricaduta economica che pesa prevalentemente sulle loro spalle. "L'intero sistema nazionale beneficia dalla presenza delle scuole paritarie poiché le famiglie, pagando le rette, assumono i costi diretti dell’istruzione per i propri figli producendo un corrispondente risparmio economico a favore delle casse dello stato, situazione che, nel perdurare della grave crisi che stiamo vivendo, costituisce una possibile fonte di spending review che un amministratore pubblico dovrebbe prendere in attento esame" ha suggerito Zuliani insinuando indirettamente una pista che può incrociare gli assilli degli amministratori preoccupati per la scarsità di risorse finanziarie. 

"E' stata tamponata la falla per questo anno scolastico 12-13, ma non dobbiamo fermarci a questo risultato dettato per altro anche dall'emergenza da gestire" ha commentato il presidente Fism (Federazione italiana scuole materne) Claudio Bianchi, alludendo alla mancanza di alternative per il migliaio di bambini  che rischiavano di veder chiuso il loro asilo. "Ora il tavolo di confronto che si è concordato per un necessario aggiornamento della convenzione, mi auguro possa aprire il confronto anche considerando la valenza educativa e sociale delle nostre  realtà scolastiche, spesso ultracentenarie, che sussidiariamente operano con notevole risparmio  per le casse statali, ma anche comunali". 

"Perché non potenziare le scuole che funzionano con costi enormemente inferiori, invece di affossarle?" è tornato a domandare provocatoriamente Zuliani riferendo i dati di una ricerca condotta da Luisa Ribolzi dell’Università di Genova e da Tommaso Agasisti del Politecnico di Milano con un’indagine svolta nelle maggiori città italiane. "E' risultato che  il 17,4% delle famiglie in procinto di scegliere la scuola per i propri figli opterebbero per una scuola paritaria se lo Stato concedesse loro un contributo oscillante tra i 500 ed i 1000 euro. Alla scuola statale un alunno costa enormemente di più" .Non potrebbe partire da questi concreti rilievi la risposta al rompicapo che affligge l'amministrazione: "Ci dite dove andiamo a prendere i soldi? Dove possiamo tagliare?"




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