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Educazione

SCUOLA/ 1. I giochi di prestigio del Miur e il "mistero" dei prof mancanti

Molti genitori si staranno chiedendo come mai i loro figli non hanno ancora l’insegnante. LUIGI MANDOLINI, del gruppo Fb “Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo”

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Caro direttore,

in questi giorni tutti sono molto impegnati ad occuparsi del buffo “concorso-panacea” del ministro Profumo, proprio per questo il gruppo Facebook “Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo” si è voluto occupare di un altro paradosso - tra i tanti, aggiungiamo - che contraddistingue la gestione del mondo scolastico e la cui risoluzione forse avrebbe una priorità ben maggiore rispetto al resto.

Ci rivolgiamo ora a tutti i genitori che stanno leggendo: vi è mai capitato che i vostri figli nelle prime settimane di scuola tornassero a casa prima rispetto all’effettivo orario di fine lezioni? Perché anche dopo un mese abbondante dall’inizio della scuola mancano gli insegnanti? Noi abbiamo condotto un’analisi dettagliata del problema e vi sveliamo i retroscena con dovizia di particolari, proprio perché per assurdo non lo fa nessuno. Di sicuro non lo fa il ministero dell’Istruzione, visto che ciò che stiamo per spiegare non è propriamente motivo di vanto.

Per capire a fondo il perché si verifichino questi ritardi nell’attribuzione delle nomine ai docenti, occorre fare un passo indietro ed entrare un attimo nel mondo a dir poco surreale dell’amministrazione scolastica. Le nomine dei docenti a tempo determinato rappresentano l’ultimo anello di una catena burocratica molto complessa; prima di nominare i docenti occorre infatti sapere con precisione quante e quali cattedre siano libere per i docenti precari. E come si fa a saperlo? Bisogna attendere che vengano ultimate le seguenti operazioni, il cui iter, pur partendo già dal mese di gennaio, non riesce poi a rispettare una tempistica efficiente: 1. iscrizione degli alunni alle scuole (per quantificare il numero delle classi per l’anno scolastico successivo); 2. calcolo dell’organico di diritto (le cattedre “stabili” in base ai dati del numero degli iscritti al 31 gennaio); 3. trasferimenti dei docenti di ruolo (mobilità “canonica” sulle cattedre in organico di diritto); 4. calcolo dell’organico di fatto (le ore che non costituiscono a formare cattedre di diritto, nonché tutti posti che si creano in base a modifiche nel numero delle classi dopo il 31 gennaio); 5. assegnazioni provvisorie e utilizzazioni (mobilità “annuale”, anche su cattedre in organico di fatto: le assegnazioni provvisorie riguardano docenti che chiedono solo per l’anno scolastico successivo una sede diversa rispetto a quella di titolarità per ricongiungimento familiare; gli utilizzi riguardano il personale in esubero); 6. immissioni in ruolo. Solo al termine di queste operazioni è possibile procedere con le nomine dei docenti precari.