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SCUOLA/ Concorso, le 3 "domande" a cui Profumo non risponde

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Francesco Profumo (Infophoto)  Francesco Profumo (Infophoto)

CONCORSO SCUOLA. La decisione del ministro Profumo di bandire un nuovo concorso per il reclutamento degli insegnanti ha suscitato notevoli polemiche, soprattutto da parte dei sindacati: questi ultimi avrebbero preferito che si continuasse ad attingere esclusivamente alle graduatorie ad esaurimento, così come fatto negli ultimi anni, prescindendo da qualunque altro criterio di selezione che non fosse la sola anzianità di servizio. Per lo stesso motivo, invece, la decisione del ministro è da apprezzare, perlomeno per l'intento (più dichiarato che effettivo come si vedrà...) di affiancare alle graduatorie una selezione in qualche modo meritocratica.

Va subito detto che il ministro non sta compiendo nessuna "rivoluzione", ma semplicemente applicando ciò che è previsto dalla normativa vigente la quale, a fronte di una stima di circa 23mila posti disponibili per le assunzioni nel prossimo biennio, impone di attingere equamente il 50% dalle graduatorie e il 50% tramite concorso. Tutt'altro discorso sarebbe invece quello di una vera riforma del reclutamento dei docenti che metta al centro l'autonomia degli istituti scolastici e la professionalità dei docenti. Detto questo, rimangono però alcune importanti zone d'ombra sull'operazione messa in atto dal Miur. Oltre alle perplessità già segnalate in un recente intervento su questo giornale circa il contenuto e le modalità delle prove selettive, vorrei provare a mettere in luce alcuni nodi tuttora irrisolti.

Il primo: le tempistiche e i Tfa (tirocinio formativo attivo). Uno degli errori più gravi riguarda la scelta, infelice, delle tempistiche. Il concorso viene bandito, dopo 13 anni, proprio nel bel mezzo del primo anno di partenza, tra mille difficoltà, dei Tfa e dell'ormai prossimo (?) avvio dei Tfa speciali. Anche il Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cnpi), nel suo parere fornito al ministro il 21 settembre 2012, ha sottolineato come non sia "condivisibile la scelta di bandire il concorso in un momento in cui non sono stati ancora attivati il Tfa che coinvolge le istituzioni Afam e i percorsi relativi alla scuola dell’infanzia e primaria (cfr. art 15, comma 16 DM 249/2010) e non è stato ancora completato l’iter per l’indizione del Tfa riservato a coloro che hanno determinati requisiti di servizio". Inoltre, rincarando la dose, lo stesso organo ha evidenziato come, "perdurando le attuali regole di accesso, risultano esclusi i più giovani in quanto nell’ultimo decennio, nonostante il possesso del titolo di laurea, in molti casi, non hanno avuto l’opportunità di conseguire l’abilitazione". Quindi uno dei motivi principali che stavano alla base della decisione del ministro, ossia quello di svecchiare la scuola e favorire un ricambio generazionale tra i docenti, non potrà verificarsi in alcun modo. 



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COMMENTI
26/09/2012 - Se gli ideali diventano ideologia (Paolo D'Addario)

A non volere il concorso erano prima di tutto coloro che hanno scommesso sull'insegnamento prima dei sindacati, cioè delle PERSONE. Il suo intervento, come peraltro molti degli articoli scritti sull'argomento confondono gli iscritti nelle graduatorie reclutati e abilitati con la SSIS da quelli che vi si trovano per avere partecipato al concorso del 99 (questa è la vera anomalia), chi si è diplomato alla SSIS (posti banditi sulla base delle vacanze!) ha fatto un percorso preciso avendo superato un corso, sedendosi 2 anni sui banchi e avendo fatto un tirocinio, discutibile quanto vuole, ma allora la SSIS era la modalità per uscire dalla logica del concorso. L'unica vera strada era quella di riformare il sistema di reclutamento e di abilitazione e attendere che entrasse a regime, invece per l'ennesima volta si è scelto di cambiare le carte in tavola. Tornando con i TFA verso le abolite SSIS. Alcune domande: Perché il concorso risponderebbe ad una selezione meritocratica mentre la SSIS no? I metodi di selezione sono rimasti presso a poco gli stessi... La classe di insegnanti da svecchiare è quella nelle graduatorie o quella che è in ruolo? Forse sono quelli di ruolo un po anziani, pensa di licenziarli per inserire i giovani? (altrimenti avrà svecchiato solo le graduatorie). Davvero pensa che tutti gli insegnanti nella scuola di oggi siano incompetenti e non all'altezza, compresi quelli nelle graduatorie?

 
26/09/2012 - anzianità o merito (fabio morbidelli)

Gentile dott Magni, si leggono più volte nell'articolo apprezzamenti per il fatto che si vuole affiancare il criterio del merito a quello dell'anzianità. La cosa è ovviamente giusta, ma si omette di dire la verità e cioè che quelli che stanno in graduatoria ci stanno per merito in quanto hanno vinto un concorso. Probabilmente la decisione salomonica di dare la metà dei posti per concorso e la meta agli iscritti nelle graduatorie (gae) era l'unica possibile in quanto non si può tagliare fuori un intera generazione dall'insegnamento, ma non dimetichiamo di dire che gli iscritti nelle gae i meriti ce li hanno, li hanno dimostrati e hanno pure l'esperienza. Io potendo scegliere un insegnante per mio figlio lo scegliere dalle graduatorie gae perché tra merito ed esperienza preferico chi li ha tutti e due. Grazie per la cortese attenzione.