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SCUOLA/ Bertagna: il concorso? "Quizzomania" centralista

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Giovani preparano il concorso (InfoPhoto)  Giovani preparano il concorso (InfoPhoto)

Purtroppo, però, come ci ha insegnato una certa biografia di Democrito, oppure il Pulci e Rabelais, di riso si può anche dolorosamente lacrimare e infine morire. E questo non sarebbe certo bene per nessuno. Non resta che augurarsi, perciò, che questa ineffabile procedura concorsuale salutata come l’avvio di una nuova era giunga alla sua conclusione senza che nessun giudice amministrativo abbia nulla da ridire e senza che tutti i candidati abbiano nulla da rimproverare a chi l’ha decisa e condotta. Ma sarebbe proprio a questo punto, purtroppo, che nascerebbero i problemi più seri. 

Il primo è rappresentato dal messaggio complessivo che l’operazione, andata a buon fine, finirebbe per comportare. È dal 1974 che la pedagogia si sbraccia per collegare la formazione iniziale, la selezione e il reclutamento di docenti seri e preparati grazie ad una sinergia tra università e scuole. È dallo stesso anno che le scienze dell’educazione ribadiscono che non si può ridurre la professionalità del docente né alla pur necessaria padronanza delle conoscenze disciplinari né, ancor meno, alla bravura con cui svolgere un tema o, peggio, rispondere in 50 minuti a 50 quiz con quattro opzioni di risposta ciascuno (18 di logica, 18 di comprensione del testo, 7 di competenze digitali e 7 di lingua straniera) scelti, nel caso specifico del bando, a rotazione in modo automatico da 3.500 domande, che saranno rese note tre settimane prima. 

La professionalità docente deve misurarsi, da un lato, sulla combinazione di conoscenze disciplinari e competenze pedagogico didattiche e relazionali per affrontare «casi» e, dall’altro lato, sulla reale dimostrazione di insegnare bene, agendo in situazione, in una classe, in una scuola, in un territorio, dimostrando di saperci riflettere sopra con adeguati strumenti critici intersoggettivamente controllabili. Che poi, tradotto, significa: abilitazione all’insegnamento ottenuta in specifici percorsi di laurea che coinvolgono insieme le università e le scuole; selezione e reclutamento degli abilitati condotta poi attraverso procedure di scuola o di reti di scuole territoriali, coinvolgendo anche competenze universitarie. Come si era cominciato a fare, del resto, dal 1999 al 2006, prima con le Siss, quindi con le proposte di lauree magistrali per insegnamento. E come, in fondo, si è ribadito di voler continuare a fare, nonostante tutti i limiti della nuova normativa, con i recenti Tfa. 

D’un tratto, invece, è come se tutto questo percorso e queste consapevolezze così faticosamente maturate non siano mai esistite. Entrare di ruolo nell’immaginario collettivo mass mediale e addirittura professionale, infatti, è tornato a diventare questione di quiz casuali e di temini più o meno svolti, corretti da commissioni stanche e mal pagate che operano con tutte le iniquità che le ricerche docimologiche degli ultimi cento anni hanno dimostrato insuperabili. In poche ore e con prove che valutano tutt’altro si decide insomma il futuro di una vita e la qualità di una professione al contrario complessa in profondità e longitudinalità. E si chiama tutto questo selezione per merito e premio all’eccellenza. 

 



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COMMENTI
30/09/2012 - "Lezione di 30 minuti" (Vincenzo Pascuzzi)

Fenizia Sergio ricorda che una delle prove è la lezione simulata. Al riguardo sono sorpreso e critico. Infatti: "La prova in aula è una simulazione virtuale con i commissari al posto degli alunni (!), con risultati che saranno aleatori e dipendenti da tanti fattori soggettivi e imponderabili (ivi compresi gli umori, gli orientamenti, le simpatie-antipatie, la fretta dei commissari stessi, anche qualche raccomandazione). Questa simulazione ha forse qualche senso per chi ancora non insegna o non è abilitato. I precari abilitati e che già insegnano non potranno non superare questa prova, oppure si vedranno revocare l'abilitazione o, in terza ipotesi, i rispettivi d.s. rischieranno sanzioni per le loro relazioni inattendibili?" http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120929183359

 
29/09/2012 - "Lezione di 30 minuti" (Fenizia Sergio)

Noto che tra le competenze (in senso generico) alla cui verifica non si potrebbe/dovrebbe ridurre l'accertamento della professionalità degli insegnanti il prof Bertagna non include la prevista "lezione di 30 minuti" che, se non erro, costituisce una novità in linea (molto) teorica potenzialmente interessante.