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UNIVERSITA'/ Mazzarella: c'è chi sta lavorando per chiuderla

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I non addetti ai lavori si rassegnino se non sarà possibile spiegare in termini semplici, come quelli richiesti in un articolo di giornale, che cos’è una mediana. Basti loro sapere che è un indice con il quale l’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca, vuole appunto “misurare” la qualità (dove nelle virgolette c’è già tutto il paradosso) del lavoro dei docenti. Un numero che dovrebbe indicare un livello minimo di ammissibilità della produzione accademica, sia quella di chi giudica il lavoro altrui - nel caso di una commissione giudicatrice: per esempio quella di un concorso a cattedra - sia quella, come è ovvio, di chi viene esaminato. Ma cosa dovrebbe esprimere, in buona sostanza, il numero della mediana? Non il numero complessivo di pubblicazioni, ma il numero di citazioni ottenuto dalle pubblicazioni del professor Tizio; il quale, più è citato, più è - nelle intenzioni dell’Anvur - un bravo professore. In pieno solleone estivo, l’Anvur ha pubblicato le mediane per l’accesso alle abilitazioni nazionali sia nei settori umanistici, non bibliometrici, sia in quelli scientifici, bibilometrici. Sul punto IlSussidiario.net ha sentito Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia teoretica nell’Università di Napoli Federico II e parlamentare del Pd, che su l’Unità ha scritto poco tempo fa un articolo assai critico verso il lavoro dell’Anvur.

Professore, lei si oppone alla valutazione?

Sono stato criticissimo, ma certo non per oppormi a una cultura della valutazione. Anzi, per difenderla dal rischio elevatissimo di delegittimazione, se fatta male o malissimo: vedi il caso dei test per il Tfa, che è finito, per così dire, con le scuse ai candidati e con la controversa pubblicazione della lista dei 145 “responsabili”; e il dibattito e le polemiche che da mesi ci sono sulle strategie di valutazione messe in campo dall’Anvur per le abilitazioni nazionali alla docenza universitaria. Qui non è in gioco il principio della valutazione, ma la sua attuazione. Per altro, la mia forza politica, il Pd, ha promosso da sempre l’istituzione dell’Anvur.

Quali sono gli errori di merito e di metodo secondo lei commessi dall’Anvur nella predisposizione del meccanismo proposto (per quanto riguarda le discipline umanistiche)?

Le mediane per i settori non umanistici (bibliometrici) già evidenziavano l’irragionevolezza del criterio delle mediane per accedere all’abilitazione, sia per entrare nelle liste degli aspiranti commissari, sia per presentarsi come candidato. Con le mediane per gli umanisti siamo al paradosso. I valori mediani di produttività negli ultimi dieci anni risultano del tutto disparati tra settori concorsuali: per le monografie da 0 a 4, per articoli su riviste e capitoli di libri da 9 a 28, per i famigerati articoli su riviste di fascia A, di eccellenza per così dire (eccellenza la cui determinazione è del tutto opinabile e in alcuni casi veramente incomprensibile) la mediana generalmente è 1, in pochi casi 2, spesso 0. Ripeto quello che ho scritto su l’Unità: la disparatezza delle mediane, una disparatezza di produttività quantitativa, fa capire che le produttività medie, al di là di quello che c’è scritto nei prodotti, non misurano niente di rilevante da un punto di vista statistico, se per essere valutato come professore di X ho bisogno di 4 monografie e come professore di Y di zero. Almeno per il settore a zero vorrebbe dire o che la mediana è incongrua o che bisogna “chiudere” la disciplina. Probabilmente è semplicemente “misurata” male. Gli effetti sono abnormi. Prendo ad esempio il settore di filosofia teoretica, 11/c1. Sono richieste in alternativa (ne basta una di mediana, per candidarsi a commissario o a abilitando) nei dieci anni o 4 monografie, o 21,5 articoli su rivista e capitoli di libro, o 1 articolo in rivista di fascia A. Mi limito ad un’osservazione banale. Se la terza mediana è “uno”, vuol dire che è del tutto insignificante: sulle riviste di fascia A scrivono solo i gruppi che vi partecipano per affiliazione accademica. La mediana non dice nulla di significativo sulla comunità scientifica, ma consente solo ad un pupillo della scuola che fa una rivista di fascia A di potersi presentare, mentre magari un non pupillo con dieci articoli e due monografie guarda con il naso all’insù il giovane dottorato con estratto di tesi su fascia A già valutabile. O un valente studioso cinquantenne con tre monografie e 19 tra articoli di riviste standard e capitoli di libri non può presentarsi. Così come potrà fare il commissario un ordinario che abbia scritto un solo articolo in rivista di fascia A e null’altro, e non un collega che abbia le succitate tre monografie e 19 articoli e capitoli. Se si voleva evitare che potessero essere commissari o candidati studiosi considerati “inattivi”, il dispositivo delle mediane legittima precisisamente il contrario: se appartieni a un buon sistema di relazioni accademiche ti basta pochissimo per essere in commissione o per presentarti all’abilitazione. Un caso di studio per una rivista di fascia A sulla valutazione! Che dà un colpo fortissimo alla reputazione pubblica, nazionale e internazionale, dell’università italiana.

Che vuol dire, professore?



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