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UNIVERSITA'/ Mazzarella: c'è chi sta lavorando per chiuderla

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Una motivazione a sostegno delle procedure di valutazione messe in piedi dall’Anvur, su sollecitazione del Miur (e questo è già un problema, perché l’Agenzia di valutazione dovrebbe essere terza rispetto al sistema universitario, ma anche al ministero), è la necessità di adeguare la “misurazione” della ricerca in Italia a standard europei; adeguamento che la renda più facilmente valutabile, riconoscibile cioè nella sua qualità, per l’accesso ai fondi europei (dove oggi siamo penalizzati: finanziamo le politiche di ricerca europee più di quanto riusciamo poi a riprenderci in termini di accesso ai finanziamenti). L’esigenza è fondata, ed è in linea con la riforma del 3+2 attuata per le lauree.

Ma…?

Ma come abbiamo già sperimentato con il 3+2 un’esigenza è una cosa, la sua soddisfazione un’altra: formalmente è aumentato il numero dei laureati in Italia, ma sostanzialmente non c’è in circolo una maggiore formazione superiore di qualità nel Paese, perché il 3+2 è stato applicato male, in modo incongruo e generalista. Un filosofo triennale non ha senso, una laurea infermieristica sì, per fare un esempio. Ma per tornare ai criteri di accesso ai finanziamenti europei della ricerca, questa è materia fondamentalmente che attiene alla ricerca scientifica non umanistica, per la quale c’è da sempre scarsissima attenzione nei fondi europei. Non c’è quindi neanche una motivazione prammatica a stressare i criteri per la valutazione della ricerca umanistica sugli standard europei utili per le scienze dure e applicate. Sarebbe più saggio finanziare la ricerca umanistica, che per altro ha anche pronunciati caratteri culturali “locali”, di identità culturale nazionale, su fondi nazionali più cospicui, anziché orientare tutto un sistema su criteri impropri per attingere, in teoria, a scampoli di fondi europei. Oltre che “spingere” in direzione umanistica non surrettizia (la solita “formazione”, l’incremento di “capitale sociale”,etc.) i bandi europei a livello politico.

Lei cosa propone?

Trasformiamo i criteri di accesso all’abilitazione in criteri d’indirizzo per l’autonoma valutazione delle commissioni e prendiamoci tempo per riflettere, con urgente umiltà da parte di tutti, su un sistema di valutazione adeguato alle specificità disciplinari. Spero che l’attesa sentenza sul ricorso di Onida possa spingere in questa direzione.

 



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