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EDUCAZIONE/ Non una tecnica, ma il cuore. La lezione del cardinal Martini

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Il cardinale Carlo Mari Martini (InfoPhoto)  Il cardinale Carlo Mari Martini (InfoPhoto)

Questo fa capire la posizione di apertura e di dialogo del cardinal Martini, la sua coscienza di poter trovare in ogni uomo una traccia di verità e di poterla seguire per arrivare alla verità intera. È affascinante questa posizione, diversa da quella che spesso si incontra negli educatori di oggi che invece si accaniscono ad affermare un proprio progetto, l’immagine che loro si fanno del bene di ogni ragazzo o ragazza con cui stanno. Il cardinal Martini propone un’altra direzione dello sguardo: è l’umano la via che il Mistero sceglie per educarci e per educare. In questo senso si capisce come guardare alla realtà abbia il fascino di imparare dalla realtà, perché in essa e non nelle nostre immagini c’è il solco con cui Dio si imprime nell’umano. Potersi mettere in questo solco, questo è educare, e non tracciare un proprio solco! Una sfida all’educatore di oggi, che invece vuole tracciare forzosamente un proprio indiscutibile solco.

Che cosa, e si arriva al terzo punto, rende sicura questa strada? Il cardinal Martini lo ha indicato a chiare lettere sempre nella lettera pastorale del 1987/88, dove ha scritto: «Il rispetto per l'educando non viene dato con un atto di fiducia cieco, ma confidando nel “maestro interiore”, che muove e attira ciascuno; ogni manipolazione educativa viene esclusa dalla certezza che è nel santuario della coscienza, nel “cuore”, che ciascuno assume le decisioni definitive. Mettendo al centro l'azione di Dio si pone in più chiara luce l'attività sia dell'educatore che del soggetto da educare: l'educando viene stimolato a collaborare con la forza interiore che è in lui, di cui la comunità educante è alleata. Predomina dunque il rispetto per il processo di autotrascendenza morale, intellettuale e religiosa dell'adolescente in cammino verso il proprio io autentico, quello che “è stato fatto per mezzo della Parola” e che ora è evento mediato dalla stessa Parola».

È il cuore l’alleato dell’educatore, questo maestro interiore che vibra dentro ogni essere umano. Qui sta il nucleo della sfida che il cardinal Martini ci lancia, quella di non affidarsi ad una propria pedagogia, né ad una propria capacità o di trasmettere conoscenze o di rapportarsi con l’altro, non sono questi i fattori dell’educazione, che pur ci debbono essere. E' il cuore il terminale di ogni proposta educativa, è che batte per il bello e il vero, è che porta dentro di sé ciò per cui si inizia a conoscere, il desiderio di essere felici, e di esserlo per sempre. Senza toccare il cuore non inizia l’educazione, senza intercettare le sue esigenze tutto rimane inerte, senza arrivare alle esigenze di senso che pulsano dentro i suoi gangli vitali l’educazione rimane intenzionale. 



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