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UNIVERSITA'/ Solo un colloquio darebbe senso alla "lotteria" dei quiz

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Questo avviene perchè non esiste un coordinamento fra le varie facoltà. Prendiamo l'esempio degli atenei anglosassoni dove vige da sempre una rete di collegamento attraverso un sistema, forse, competitivo ma ben congegnato. In Inghilterra, Stati Uniti e Australia esistono forti disparità fra università più o meno prestigiose che, a loro volta, hanno la facoltà di scegliere chi accederà ai corsi in base al curriculum applicando una forte discriminante data dai voti conseguiti dallo studente negli anni del liceo. Insomma, un sistema ordinato, efficiente e senza prove centralizzate.

 

Al voto conseguito alla maturità viene dato il giusto peso o dovrebbe essere considerato come parte integrante e portante per accedere ad alcune facoltà che richiedono i test di ingresso?

 

E' noto che, storicamente e statisticamente, che le medie dei voti conseguiti alla maturità siano più alti al Sud rispetto al Nord, sebbene, io ritenga che un punteggio alto, mi riferisco a quelli che superano il 90, è sinonimo di una buona preparazione. Il voto rimane un'ottima discriminante per giudicare la preparazione di uno studente se, però, unito ad un colloquio attitudinale.  

 

(Federica Ghizzardi)



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