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UNIVERSITA'/ Il fascino della mediana. L'Anvur risponde alle critiche

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4. L’indicatore contrastatissimo delle riviste di fascia A (sulla cui eccellenza  opinabile o incomprensibile si potrà eccepire quando saranno state pubblicate) è molto meno clientelare di quanto non si pensi. Anzitutto, le riviste straniere pubblicano sulla base del valore del testo e non dell’affiliazione accademica o politica dello scrivente; in secondo luogo, una stima molto approssimativa sui circa settemila ordinari delle aree non bibliometriche dice che meno dell’8% di loro accederebbe avendo superato solo la mediana di classe A. Quanto alla irrealistica possibilità che qualcuno sia diventato ordinario avendo scritto solo un articolo di fascia A, ammettendo che esistesse, questo testimonia della necessità di introdurre dei criteri meno soggettivi (come mai la commissione ignara del diabolico strumento della mediana ha fatto vincere un concorso a un professore con così poche pubblicazioni, e quale università lo ha immesso nei suoi ruoli?).

5. Le folle sterminate di ordinari che non potranno candidarsi, per definizione, se la mediana fosse una sola, non potrebbero essere più del 50%, cioè circa 8 mila, e in presenza di tre possibili mediane scenderanno ulteriormente e di molto. La preoccupazione che commissioni di incompetenti giudichino candidati  più preparati di loro è precisamente quello che ci ha indotto a fissare delle soglie per divenire commissari. Quanto agli elementi legati alla didattica, nessuno più di noi li considera importanti, ma si tratta di una abilitazione "scientifica": saranno poi gli atenei a valutare i requisiti didattici  dei docenti che intenderanno chiamare. L’abilitazione sarà un requisito necessario, ma non sufficiente. Quanto al covo di inattivi, lungi da noi il pensarlo: il dato relativo alla valutazione della ricerca  mostra che mancano il 5,3% dei prodotti attesi, il che vuol dire che cinque docenti su cento non hanno scritto neppure un articolo tra il 2004 e il 2010. Oppure ne hanno scritto solo uno, o due, e in tal caso la percentuale cresce.  Non  sono molti, per carità, ma non dovrebbero proprio esistere. 

6. Sulla possibilità di passare dal dato quantitativo al dato qualitativo, mi limito a suggerire di chiedere agli insegnanti delle scuole come utilizzano i voti: non definiscono “chi è” il ragazzo, e nemmeno quale sia il suo valore come persona, ma costituiscono un indicatore di partenza della sua riuscita scolastica. Analogamente, è chiaro che il valore del contenuto non dipende dal contenitore, un articolo pubblicato in una di queste riviste è stato giudicato positivamente da almeno due colleghi di buon livello. 

7. Con buona pace di tutti, nessun criterio di valutazione ci garantisce di essere libero da errore: ai molti difetti della bibliometria si affiancano le distorsioni della peer review: i giochini in cui si fanno valutare articoli di premi Nobel spacciandoli per scritti da giovani sconosciuti, e rifiutati dai referee, sono facilmente reperibili in rete. La nostra proposta (una soglia misurabile su cui innestare una valutazione puntuale di tipo peer) cerca di individuare una strada percorribile  fra i due estremi. 



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COMMENTI
07/09/2012 - Un'autodifesa debolissima (segue) (Giorgio Israel)

Non c'è spazio per continuare con gli esempi. Va soltanto notato che l'autodifesa di questo articolo mostra come alla fine si debba sempre ricorrere al giudizio di merito per dire se un meccanismo valutativo è valido oppure no, il che è alquanto ironico. Si dice che non esistono criteri di valutazione liberi di errore. E certo! Chi potrebbe essere così ingenuo o ignorante da credere che esistano siffatti sistemi? Il problema è di vedere se il sistema della peer review sia peggiore dei sistemi bibliometrici. Ed è un affronto all'oggettività che i commissari Anvur tengano conto soltanto degli esempi di distorsioni della peer review e ignorino l'esistenza di una vasta e autorevole letteratura che illustra le ben più gravi distorsioni della bibliometria, per giunta da noi introdotta come "valutazione di stato", caso unico al mondo. Si dice che l'urgenza di rimettere in moto la macchina non consente all'Anvur la lenta e amorevole ricerca della verità. Ma trascurare lentezza e amorevolezza non può arrivare al punto di andare contro la verità.

 
07/09/2012 - Un'autodifesa debolissima (Giorgio Israel)

I commissari Anvur nello spiegarci cos'è la mediana mostrano proprio di non averne compreso l'essenza, poiché quel che conta non è la nozione in sé bensì i parametri cui essa si applica e l'insieme dei dati considerati. Ed è proprio qui che si rivela l'inadeguatezza (per essere eufemistici) di questo approccio. Gli esempi sono innumerevoli e configurano situazioni a dir poco clamorose. Essendo stato valutato "semaforo verde" mi posso prendere la libertà di dire che il "semaforo rosso" conferito a tutti (dico tutti) i colleghi di storia della matematica mostra il carattere scandaloso di questo pretesa valutazione oggettiva. La realtà è che tutti costoro sono ricercatori di alto o altissimo livello mentre gli algoritmi Anvur li bastonano senza pietà. E questo per il semplice motivo che i loro lavori - libri, contributi in libro, edizioni critiche - non esistono nelle discutibilissime base dati utilizzate. È ovvio che uno storico della scienza e della matematica del livello di Enrico Giusti – uno dei maggiori a livello mondiale – siccome scrive e pubblica in italiano, libri ed edizioni critiche, sarebbe finito in coda alla lista, alla stregua di un pezzente. Per sua fortuna è da poco in pensione.