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UNIVERSITA'/ Israel: solo la pensione ci può salvare dalla rivoluzione "giacobina"

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Hanno voluto costruire l’oggettività sulla numerologia e siccome i numeri si ribellano decretano una nuova concezione del loro ordinamento: se, applicato ai fatti, il modello produce il risultato 3 < 2, ciò è irrilevante perché si tratta di un solo caso. Il potere dell’Anvur è enorme e presto verrà esteso a quello di ridefinire le proprietà dell’ordinamento dei numeri, ma aspettiamo almeno che vi sia un decreto in tal senso.

In verità, questa bizzarra visione dell’oggettività scientifica e lo scartare come un fastidioso accidente l’anomalia rappresentata da qualche gruppo di “particolari docenti” appartengono a un’unica visione. Un membro del gruppo incaricato dall’Anvur di stabilire la graduatoria delle riviste nel settore non bibliometrico ha di recente prodotto in un sito web la seguente dichiarazione: «Facciamo mobbing su quelli giovani ma mediocri o peggio per farli andare in pensione (p. es. tagliamoli fuori dalle commissioni di concorso e facciamone degli zombies). Quando poi i nostri colleghi avranno imparato ed il clima sarà cambiato, allora i soldi saranno ben spesi. In questo processo ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo sì».

Questo ineffabile personaggio è stato lasciato al suo posto sebbene sia inaudito che chi è incaricato di una funzione istituzionale di valutazione “oggettiva” la viva come una missione rivoluzionaria, addirittura come un “mobbing”, come un’azione volta a ridurre a zombies i colleghi che lui ha deciso essere non meritevoli, come un’opera volta a far “imparare” i colleghi, in cui pur di “purificare” il sistema vale la pena ghigliottinare senza pietà, a costo di far cadere teste innocenti. Sono le “anomalie”, i “docenti particolari” che si sono trovati in una terra di mezzo tra la palingenesi giacobina e la “reazione”. Le loro teste cadranno nella mischia? Pazienza... Quel che conta è conseguire il fine rivoluzionario.

Come diceva il noto dirigente comunista Giancarlo Pajetta, «tra la verità e la rivoluzione, scelgo la rivoluzione». È il motto del totalitarismo di ogni tempo e di ogni latitudine. Quel che conta è il programma, il modello, i parametri e poi se qualcuno ci rimette, pazienza: la purificazione sociale richiede le sue vittime. “Les Dieux ont soif”... (dall’omonimo romanzo di Anatole France, una grande opera letteraria, anche se non menzionata nei database Scopus e Isi).

Siamo quindi ricondotti alla categoria della scandalo. I “docenti particolari”, le “anomalie” sono lo scandalo: non per l’Anvur, a quanto pare, ma certamente per chi pensa che la scienza e la conoscenza non siano il campo di battaglia di una crociata.

Di uno di questi scandali voglio parlare e posso farlo senza tema di un conflitto di interessi, visto che sono stato graziato di un “semaforo verde” dalle valutazioni bibliometriche Anvur, ovvero potrei essere membro di una commissione di abilitazione, anche se non mi avvarrò di tale facoltà. Sono l’unico “semaforo verde” di tutto il mio gruppo di colleghi ordinari storici della matematica: gli altri sono tutti “semafori rossi”. E come mai? Sono forse tutti degli inetti, a differenza del sottoscritto? Figurarsi. La storia della matematica italiana ha una lunga tradizione che risale a personalità come Aldo Mieli e Federigo Enriques e che ha la virtù di essersi sviluppata in un contesto prettamente interdisciplinare: ovvero di aver praticato ricerche di carattere umanistico in un contesto scientifico, quello dei matematici − come del resto accade per gli storici della fisica, della biologia o della medicina. 

 



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COMMENTI
10/09/2012 - suicidio culturale (Paolo Francini)

Una catastrofe culturale. Questo meccanismo mostruoso e follemente automatizzato è un delirio di onnipotenza di stampo tecno-burocratico. E' avvilente che la comunità scientifica di un intero paese si trovi ad abdicare ad uno dei compiti basilari di tutte le comunità scientifiche (saper discernere e valutare meriti e valori di chi vi opera) e deleghi tutto ciò a un surreale algoritmo deterministico e insieme arbitrario, basato sul computo della disseminazione dell'impatto editoriale (in termini di citazioni ottenute). Ma non ci si rende conto che i medesimi parametri che - a bocce ferme - possono (in linea di massima) anche essere fattori connessi statisticamente, in modo più o meno sensato, all'influenza e presenza in letteratura di un autore, quegli stessi parametri, se codificati e assunti come fattori dirimenti, divengono obiettivi manipolabili e perseguibili di per sé, indipendemente dalle qualità da cui tali fattori dovrebbero derivare (cessano pertanto di essere misuratori affidabili di quanto intendono misurare)? Anche ammesso che la diffusione delle citazioni sia espressione di qualità scientifica, se questa è alla radice sostituita dalle citazioni, molti protenderanno i propri sforzi unicamente nell'organizzazione dei colossali grovigli citazionistici. Facile e sicuro. Ed eccoci alla realtà sostituita da una sua delirante rappresentazione. La scienza che tende a ridursi ad arte delle pubbliche relazioni. Un tentativo di suicidio culturale in piena regola.