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UNIVERSITA'/ Israel: solo la pensione ci può salvare dalla rivoluzione "giacobina"

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In questo intervento a proposito delle imprese dell’Anvur vorrei iniziare proponendo una questione generale: che cos’è uno scandalo? Trattasi di un evento infausto e ingiusto che colpisce tutta o quasi tutta una popolazione? E può dirsi che scandalo non vi sia se soltanto una piccola parte della popolazione, addirittura solo qualche unità di essa, ne viene colpita? 

No, non può dirsi. Anzi, lo scandalo più clamoroso è quello che colpisce alcuni individui e che nella sua somma, stridente ingiustizia mette in luce il marciume di un sistema. Un innocente che viene giustiziato a dispetto di ogni evidenza e senza che ci si “scandalizzi” è il sintomo di un sistema corrotto. Casi come quello di Enzo Tortora sono lo scandalo per eccellenza.

In verità, il meccanismo di valutazione messo in atto dall’Anvur – un meccanismo unico al mondo per quanto è pervasivo e perché interviene a valutare a monte anziché a valle, come sarebbe stato giusto fare e come si era promesso di fare – è in realtà scandaloso in un senso molto ampio, perché troppe sono le falle e le assurdità di cui è disseminato. Ma se le illimitate risorse della sofistica possono celare parte di queste falle, vi sono alcune vicende scandalose nel senso detto all’inizio: e cioè dei casi indiscutibilmente clamorosi che svelano l’ingiustizia del sistema messo in atto.

Certo, la sofistica non conosce limiti e può spingersi a negare persino l’evidenza. Per esempio, nel documento di accompagnamento delle mediane, l’Anvur ricorre alle seguente ineffabile prosa:

«Un’analisi delle tabelle ne rivela la sostanziale ragionevolezza. Vi sono pochi casi di apparente inversione dei valori, vale a dire casi nei quali i valori per i candidati all’abilitazione a professore associato sono più alti di quelli per i candidati all’abilitazione a professore ordinario. Tali casi sono indice non già di anomalie degli indicatori o delle procedure di calcolo (peraltro ripetutamente testate e oggetto di confronti indipendenti), ma bensì di caratteristiche particolari delle categorie di docenti di quei particolari settori concorsuali».

Una prosa ineffabile che è indice del rigore “scientifico” e del controllo della logica di chi l’ha prodotta. La realtà si ribella agli indicatori e alle procedure di calcolo? È colpa della realtà che non si adegua al modello, visto che questo è stato “testato”... Ma il metodo “scientifico” non insegna forse che quando un “test” contraddice una teoria occorrerebbe porsi il problema se la teoria non sia errata, anziché prendersela con i fatti ribelli? Niente da fare: la colpa è delle “caratteristiche particolari” di “quei particolari docenti”.  Hanno voluto essere speciali tanto da non rientrare nel modello? Peggio per loro. Potevano pensarci prima... D’ora in poi chi è difforme dai criteri anvuriani è destinato a essere soppresso come una fastidiosa anomalia.

«Pochi» casi di «apparente» anomalia... Ma che vuol dire «apparente»? Se l’anomalia c’è, c’è, punto e basta. E che i casi siano pochi non vuol dire nulla. Chi abbia un’idea minima di cosa sia non dico la scienza, ma la logica, sa che, per dimostrare che una teoria, un algoritmo, un modello sono falsi, basta un caso, uno soltanto. Un solo caso di inversione basta a far crollare tutto. E non vale cavarsela con quell’impagabile «apparente».



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COMMENTI
10/09/2012 - suicidio culturale (Paolo Francini)

Una catastrofe culturale. Questo meccanismo mostruoso e follemente automatizzato è un delirio di onnipotenza di stampo tecno-burocratico. E' avvilente che la comunità scientifica di un intero paese si trovi ad abdicare ad uno dei compiti basilari di tutte le comunità scientifiche (saper discernere e valutare meriti e valori di chi vi opera) e deleghi tutto ciò a un surreale algoritmo deterministico e insieme arbitrario, basato sul computo della disseminazione dell'impatto editoriale (in termini di citazioni ottenute). Ma non ci si rende conto che i medesimi parametri che - a bocce ferme - possono (in linea di massima) anche essere fattori connessi statisticamente, in modo più o meno sensato, all'influenza e presenza in letteratura di un autore, quegli stessi parametri, se codificati e assunti come fattori dirimenti, divengono obiettivi manipolabili e perseguibili di per sé, indipendemente dalle qualità da cui tali fattori dovrebbero derivare (cessano pertanto di essere misuratori affidabili di quanto intendono misurare)? Anche ammesso che la diffusione delle citazioni sia espressione di qualità scientifica, se questa è alla radice sostituita dalle citazioni, molti protenderanno i propri sforzi unicamente nell'organizzazione dei colossali grovigli citazionistici. Facile e sicuro. Ed eccoci alla realtà sostituita da una sua delirante rappresentazione. La scienza che tende a ridursi ad arte delle pubbliche relazioni. Un tentativo di suicidio culturale in piena regola.