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SCUOLA/ Gli interessi di "casta" che impediscono di riformare le Medie

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Per comprendere questo non c’è bisogno di indagini particolarmente sofisticate: bastano i dati ufficiali del ministero, per quanto imprecisi siano!

Ancora potremmo citare i temi della scuola materna e dei servizi all’infanzia (perché devono di fatto assumere una forma organizzativa rigida che può solo essere accettata o rifiutata dall’utente?), dell’istruzione e formazione professionale (perché sono ritenute forme “minori” dal punto di vista formativo?), del tempo scolastico (perché bisogna “stare a scuola di più” a condizione però che “la scuola sia strutturata in maniera diversa dal mattino”?) della “personalizzazione” identificata con la destrutturazione delle attività di apprendimento che si svolgono a scuola (ma allora perché a scuola e non da qualsiasi altra parte?), della “socializzazione” che sembra dover avvenire meglio in un ambiente protetto, anzi, artificiale (ma allora dove e come potrà trovare posto l’esigenza propria del giovane, di esercitare una responsabilità su se stesso, cioè di rischiare?). 

Ciascuno di questi temi − e questo elenco non è certamente esaustivo − contiene in se un problema relativo alla efficienza e alla efficacia del sistema cui non si sta dando risposta spostando la responsabilità di questa impotenza sulla difficoltà di reperire risorse. Sorge il dubbio (ma forse non è più solo un dubbio) che questa motivazione rappresenti il paravento dietro cui si nasconde la incapacità (non volontà?) di affrontare i sempre più numerosi problemi che caratterizzano la nostra scuola, senza rinunciare a vecchi pregiudizi ideologici da cui non ci si riesce a liberare soprattutto perché anche attorno ad essi si è formata una “casta” che non intende rinunciare al suo (per quanto piccolo) potere. 

Segno esemplare di questo è il regredire degli spazi di autonomia, continuamente proclamata ma nei fatti neppure più riconosciuta come autonomia funzionale bensì solo come “decentramento” di funzioni decisionali, che peraltro rimangono sempre sottoposte al vaglio dell’autorità superiore in ogni loro aspetto. Altro che autonomia! Siamo piuttosto di fronte al dilagare del “principio di irresponsabilità”, principio peraltro sempre implicito nella catena di comando burocratica che rende di per sé difficile (impossibile?) identificare un punto di responsabilità effettiva, condizione necessaria per avviare il percorso di cambiamento necessario al nostro sistema formativo.

Affinché i risultati che queste valutazioni, nazionali e internazionali, offrono permettano interventi significativi che incrementino efficacia ed efficienza del nostro sistema formativo occorre anche incominciare a capire e quindi ad affrontare ciascuna di queste criticità a partire dall’inserimento di un principio di responsabilità riconoscibile, cioè dalla vera autonomia.

 



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COMMENTI
04/01/2013 - un ragionamento fondato sulle sabbie mobili (renato morosini)

Ho letto su Tecnica della scuola l'articolo TUTTI PARLANO DI SCUOLA che documenta come la ricerca della Fondazione Agnelli, che il prof. Crema indica come riferimento certo, si sviluppi al di fuori delle legge. Come genitore chiedo: a chi devo credere?