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SCUOLA/ Gli interessi di "casta" che impediscono di riformare le Medie

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Dopo più di due lustri sembra che il nostro sistema formativo abbia accettato la presenza di momenti di valutazione di sistema, sia internazionali (Pisa, Iea) sia interni (Invalsi).

La domanda che rimane è: quanto tempo ci vorrà perché ci si renda conto che questo è solo un primo passo? Esso infatti potrà dare frutti solo quando si interverrà efficacemente sui problemi che caratterizzano attualmente il nostro sistema formativo riequilibrando i rapporti tra la scuola (le scuole?) e il contesto di riferimento della scuola stessa (socio-culturale e amministrativo).

I risultati di un qualunque sistema formativo rappresentano l’esito di una situazione complessa che ha tre poli - scuola, contesto di vita, regole e strutture amministrative – nessuno dei quali deve assumere una posizione egemone rispetto agli altri. 

È perciò evidente che, per poter utilizzare i dati proposti dalle indagini e dalle rilevazioni in atto in vista di un miglioramento, sono necessarie altre informazioni. Punti critici per questo sono, sul piano dell’esperienza compiuta negli ultimi cinquant’anni: la crescita quantitativa (anni, tempo, contenuti, compiti, ecc.) della scuola; il suo contemporaneo isolamento rispetto ai tradizionali referenti (contesto sociale ed economico da un lato e decisore politico dall’altro); il fatto che la scuola non sia in grado di incrementare significativamente le conoscenze del soggetto – come mostrato dalla ricerca scientifica fin dagli anni 60; in altre parole si imparano più cose fuori dalla scuola che nella scuola o, se vogliamo, le cose imparate fuori dalla scuola rappresentano conoscenze più “forti” e “stabili” di quelle apprese nella scuola. 

Tutti riconoscono che, per diventare capaci di proporre cambiamenti, gli indicatori che ci vengono offerti dalle grandi indagini comparative hanno bisogno di essere sviluppati in un contesto: ma questo viene di fatto identificato in quello rappresentato dalla singola scuola. Sarebbe invece necessario prendere in considerazione il campo definito dalla tripolarità: scuola, contesto di vita, regole e strutture amministrative. È appena il caso di ricordare che ciascuno di questi termini deve essere riconosciuto nei suoi fattori caratterizzanti; ad esempio, dicendo scuola non si fa riferimento solo all’insegnamento, che pure è la sua caratteristica precipua, ma a ciò che la definisce come “istituzione” e come “organizzazione” e, soprattutto, al fatto che oggi essa rappresenta “la” condizione di vita dei giovani, dalla nascita (quasi) fino alla maggiore età, vissuta per un tempo paragonabile (in molti casi superiore) a quello lavorativo dell’adulto e con una sollecitazione psicologica ben più forte, almeno nella misura in cui l’apprendimento rappresenta l’obiettivo primario della scuola stessa.

Questo richiederebbe nel concreto della vita un rapporto più consapevole, aperto e flessibile tra i poli che abbiamo ricordato e, sul piano scientifico, il moltiplicarsi di indagini più specifiche e delimitate che permettano di meglio comprendere modalità, qualità e problemi presenti in questo rapporto. Le indagini sul fenomeno dell’home schooling negli Stati Uniti rappresentano certamente un interessante esempio, che in Italia (potremmo dire in Europa?) non ha al momento imitatori.



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COMMENTI
04/01/2013 - un ragionamento fondato sulle sabbie mobili (renato morosini)

Ho letto su Tecnica della scuola l'articolo TUTTI PARLANO DI SCUOLA che documenta come la ricerca della Fondazione Agnelli, che il prof. Crema indica come riferimento certo, si sviluppi al di fuori delle legge. Come genitore chiedo: a chi devo credere?