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SCUOLA/ Il "rebus" dell'inglese nel I ciclo: dove cominciare?

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Considerando solo la lingua inglese, dove il livello da raggiungere è A2, per la lettura si propone una certa varietà nella tipologia dei testi (testi di uso quotidiano, lettere personali, istruzioni relative a uso di oggetti, giochi ed attività collaborative, brevi storie, semplici biografie, testi narrativi più ampi in edizioni graduate); che, ad occhio e croce, non è molto diverso da quanto si trova nei libri di testo finora presenti sul mercato. Non sfugga un accenno, ripetuto un paio di volte, a leggere testi di “altre discipline”; forse l’unica reale novità, anche se indubbiamente la lettura di testi descrittivi della cultura del paese di cui si studia la lingua, detta – illo tempore – “civiltà”, è pratica virtuosa di molti docenti da molti anni, e ricade nella categorie di storia, geografia, educazione alimentare o  civica. 

Anche le indicazioni relative a scrittura, ascolto, produzione ed interazione orale non sono molto diverse, nella loro essenzialità, da quanto è presente da anni nella scuola di primo ciclo; si tratta sostanzialmente di una programmazione per competenze distinta sulla quattro abilità più un’area, “riflessione sulla lingua e sull’apprendimento”, dove, per il primo punto,  l’accento sembra andare nel senso della memorizzazione, pur non dichiarata, di “costrutti  e funzioni comunicative” e “parole nei contesti di uso”. Come per tutte le discipline, si individuano in controluce, ad una lettura attenta, delle indicazioni  relative ai contenuti da sviluppare, che rientrano nella sfera degli interessi personali  del discente o perlomeno quelli che una certa tradizione ormai assodata assegna al livello linguistico individuato e alla fascia d’età.

Niente di fortemente innovativo, quindi. Nessun accenno, nemmeno indiretto, ad alcune delle problematiche nello studio della lingua inglese, di cui almeno due andrebbero osservate con maggiore attenzione. Il primo è la corretta articolazione dei suoni e la prosodia, magari attenendosi, in questa fase dell’apprendimento,  ad una sola varietà della lingua inglese; una indicazione in tal senso compare per la scuola dell’infanzia, ma una corretta articolazione dei suoni, che costituisca un buon modello da imitare per chi non li conosce affatto, non è cosa che si improvvisa. Filastrocche, cantilene, canzoni, ma anche lettura ad alta voce di storie (analogamente a quanto si fa nella scuola primaria per la lingua madre, anche, come sottolinea il legislatore, “senza finalizzare”, per il “solo piacere dell’ascolto e della lettura”) andrebbero resi centrali all’ora di lezione, facendo “osservare”, come suggerisce il legislatore per altri aspetti, quanto di “diverso” si nota, nell’ambito di una riflessione che miri ad individuare non solo i suoni particolarmente problematici (e certo non si tratta solo del famigerato “th”), ma anche la  prosodia. Qui gli ostacoli culturali sono notevoli, innanzitutto l’idea che si tratti di aspetti specialistici, non necessari al discente in questa fase. Ma se si ha mai avuto a che fare con una persona che ha un difetto di pronuncia, si ha ben chiaro quanto sia difficile correggere una abitudine scorretta ormai acquisita. Una mamma il cui bambino dica male una parola perché sta imparando a parlare non “lascia perdere” perché “l’importante è che comunichi”; certo lo fa parlare, ma ripete, continuamente ripete, la parola che il bimbo non sa dire, non pretendendo certo che la  dica subito, a seguito delle sue altrimenti estenuanti ripetizioni, ma  non demorde. Anche se non ha seguito nessun corso di fonetica e fonologia, la sua appartenenza culturale alla lingua madre le fa credere che il suo bimbo possieda, anche per quel campo, quella capacità imitativa che lo porterà a padroneggiare suoni, ritmi ed intonazioni.



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COMMENTI
10/01/2013 - COME POTER ESSERE DI AIUTO (Luisa Parco)

buongiorno Silvia, grazie per questo articolo! Sono mamma di 3 figli oltre che diplomata in interpretariato e traduzione. Ha espresso molto bene un pensiero che esprimo anch'io da anni e che sarebbe interessante riuscire a veicolari ai nostri legislatori affinché venga finalmente messa in pratica una seria modalità di apprendimento della lingua inglese, come lei ha giustamente declinato in tutti i suoi aspetti. Come ho sentito dire da un docente di madre lingua inglese ad un convegno, occorrerebbe prima di tutto insegnare la lingua parlata e poi passare allo scritto, esattamente come facciamo noi madre lingua italiani, che fino ai 6 anni parliamo e POI iniziamo a scrivere. Senza parlare dei grossi problemi incontrati dai dislessici, doppiamente penalizzati dai sussidi scolastici attualmente in uso. Sono disponibile ad approfondire l'argomento e a mettere a disposizione la mia professionalità qualora si possa fare formazione ai docenti. buona giornata e buon lavoro! Luisa