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SCUOLA/ Il "rebus" dell'inglese nel I ciclo: dove cominciare?

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Altro aspetto che è di fatto la Cenerentola della formazione linguistica, anche a livelli superiori di istruzione, è la sintassi, che in realtà è l’ostacolo maggiore nell’apprendimento della lingua inglese. Non la sintassi della frase complessa, ma quella della frase semplice, per cui un “I don’t like very much peaches” detto ad alta voce (con peaches che si confonde ovviamente con pitches, tanto per fare un esempio non imbarazzante di opposizione fra [i] e [i:], vocale breve e vocale lunga, ed una prosodia del tutto inadeguata alla intenzione della dichiarativa) ci identifica immediatamente come un parlante italiano. Visto che non esiste nulla di più facile per un inglese di allineare, come tanti bravi soldatini, gli elementi costituitivi della cosiddetta “frase minima”. Anche qui, una brava mamma si affiderebbe, senza nemmeno sapere che esista, a quella che Choamsky ha definito la “grammatica innata”, cioè la capacità naturale del bambino di astrarre la struttura linguistica corretta da molti esempi apparentemente dissimili e non solo riconoscere la loro identità ma anche, vero miracolo dell’umana intelligenza, produrne, in tempi sorprendentemente brevi per un atto così complesso quel è l’acquisizione di lingua, di nuovi. 

L’analogia con l’apprendimento della lingua madre mette tuttavia a fuoco una difficoltà reale; esiste davvero, nelle nostre classi di lingua inglese, o di altra L2, questa immersione continuativa nella lingua, in un dialogo che non è solo fra madre e figlio/a, ma fra figlio/a e madre, padre, sorella, fratello, nonni, vicino, passante, televisione, radio….? Ovviamente no, e spesso non esiste, temo, anche nelle tre ore appositamente dedicate alla lingua straniera: dove di lingua non si sente nulla, o quasi nulla, complici mille fattori fra i quali tuttavia non posso non menzionare, a costo di suscitare qualche legittima protesta da parte di chi non si troverà affatto descritto dal mio J’accuse, la  difficoltà del docente stesso ad usare la lingua, per mancanza, in lui o più spesso in lei, di frequentazione sul campo  della lingua stessa (che ormai può essere praticata abbastanza bene anche dal computer di casa, anche se il mondo reale, con luoghi da visitare, persone da conoscere, cibi da assaggiare, suoni da udire ed abitudini da imparare, rimane per un docente la classe reale).

Inoltre un secondo fattore andrebbe tenuto in debito conto; nella scuola del primo ciclo non si insegna a dei bambini, ma a degli adolescenti, le cui capacità imitative sono sì ancora presenti, ma le cui resistenze alla ripetizione e poi memorizzazione sono decisamente più elevate. Un bambino ripete volentieri, canta volentieri, gioca anche più volentieri; un adolescente no. E siamo proprio sicuri che l’unica strategia possibile per attivarne l’iniziativa sia il ricorso alla digitalizzazione, che compare nelle indicazioni nazionali e che, a mio giudizio, non va assolutamente trascurata, non fosse altro che per il fatto che ha già cambiato la forma mentis degli adolescenti di oggi, e che si può solo camminare con loro su questa strada, guidandoli, e non pretendere che la abbandonino? Noi, generazione di cinquantenni, abbandoneremmo penna e foglio per piuma e pergamena? E cosa faremmo se qualcuno ce li volesse togliere “per il nostro bene”? Quale bene vedremmo in ciò?

 



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COMMENTI
10/01/2013 - COME POTER ESSERE DI AIUTO (Luisa Parco)

buongiorno Silvia, grazie per questo articolo! Sono mamma di 3 figli oltre che diplomata in interpretariato e traduzione. Ha espresso molto bene un pensiero che esprimo anch'io da anni e che sarebbe interessante riuscire a veicolari ai nostri legislatori affinché venga finalmente messa in pratica una seria modalità di apprendimento della lingua inglese, come lei ha giustamente declinato in tutti i suoi aspetti. Come ho sentito dire da un docente di madre lingua inglese ad un convegno, occorrerebbe prima di tutto insegnare la lingua parlata e poi passare allo scritto, esattamente come facciamo noi madre lingua italiani, che fino ai 6 anni parliamo e POI iniziamo a scrivere. Senza parlare dei grossi problemi incontrati dai dislessici, doppiamente penalizzati dai sussidi scolastici attualmente in uso. Sono disponibile ad approfondire l'argomento e a mettere a disposizione la mia professionalità qualora si possa fare formazione ai docenti. buona giornata e buon lavoro! Luisa