BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Cosa succede quando alle parole manca la bellezza?

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ripristinare seriamente lo studio e l’insegnamento della tecnica retorica è opportuno, a patto che si recuperi l’impianto originario. Anzitutto, si tratta di rivisitarne i fondamenti, rendendoli attuali, cioè adeguati ai modi della comunicazione pubblica in una democrazia; si deve anche insegnare a riconoscere le tecniche dei persuasori occulti, ma si deve far comprendere perché non è bene usarle. Inoltre, bisogna riscoprire le dimensioni dell’inventio (cioè la scoperta delle ragioni che sostengono un punto di vista) e della dispositio (cioè i tipi di organizzazione dei testi), per sviluppare una seria didattica della pratica argomentativa (difendere, criticare, obiettare ecc.) fondata sulla ragionevolezza e non sulla voglia di ingannare e sopraffare l’interlocutore. Questo può avere una finalità educativa profonda, là dove gli allievi sono condotti a riconoscere il senso e i limiti del potere in una democrazia.

La visione globale dell’impianto retorico classico consente di cogliere natura e scopi dell’elocutio, che non va limitata all’esercizio sulle figure, ma va intesa come scelta delle espressioni che meglio corrispondono allo scopo della comunicazione. Parte integrante della retorica è poi la dimensione della pronuntiatio, che forse è la sede adatta per acquisire e sviluppare le competenze necessarie per il public speaking.

Non si è qui ancora parlato di letteratura. Non lo si è fatto volutamente: la retorica – nel senso riduttivo di elocutio – è spesso associata alla lingua letteraria. Anni fa, qualcuno opponeva il “letterario” al “letterale” e propugnava la messa al bando del primo, affinché emergesse il secondo, che si riteneva il linguaggio adatto alla società contemporanea, laddove il “letterario” era sede di pericolosi individualismi borghesi. Forse, alla base, vi era qualche lettura sommaria di certa sociologia britannica (Basil Bernstein), combinata in via sincretica con epigoni del realismo socialista (nel senso del marxismo-leninismo cum trattino). È cronaca del passato, e non è ancora storia (forse non merita neppure di diventarlo). 

Oggi è lecito rilevare un dato evidente: la letteratura occidentale – con o senza canoni – è legata alla retorica classica. Si può così comprendere il posto che la tradizione occidentale assegna alla letteratura: l’avventura letteraria è comunicazione dell’esistenza umana, è incontro con la bellezza che manifesta ciò che è buono e vero per l’essere umano. La familiarità con la grande letteratura serve per comprendere l’esperienza umana. Tale comprensione è fondamentale soprattutto per chi è chiamato a decidere del futuro di altri esseri umani: nella proposta interpretativa della classicità, le humanae litterae sono strumento prezioso per magistrati, diplomatici, uomini politici. Forse quest’antica prospettiva può tornare di attualità nella scuola italiana.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.