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SCUOLA/ Quale "lavoro" proponiamo agli studenti dei licei?

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Magari tornando a valorizzare la distinzione tra verifica e compito, che non sono la stessa cosa. La verifica controlla come sta andando un processo, un compito è un lavoro. Non è solo una questione terminologica: il problema è che il compito è diventato verifica a poco a poco, insensibilmente, nelle menti di tutti, a mano a mano che si è appannata la coscienza della sua natura di prodotto, pensato, costruito, rifinito, originale. La parola compito, infatti, è propria di attività per le quali le abilità esecutive sono necessarie, ma non sufficienti, dove occorre l’implicazione di tutta la persona, che vi gioca una sintesi sempre diversa, personale e creativa.

Magari smettendo di sfrondare e alleggerire i programmi, di ridurre lo studio a inciampo occasionale e di minarne così la stessa ragion d’essere. Se si accetta che il quadro culturale sia sempre più sommario e sbrindellato, a quale compito specifico potremo spronare uno studente? Se nella mente degli adulti, prima che in quella dei ragazzi, leggere un autore invece di due o tre, studiare un filosofo invece di due o tre è uguale perché tanto è il metodo che importa – se, insomma, il passaggio di consegne di cui sopra non è importante per nessuno, perché fare un liceo se non per rimandare scelte più stringenti?

Sono solo osservazioni sparse ed approssimative, davvero senza pretese, un modo per condividere una domanda.

 



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